Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Come ridurre i rischi su azioni e bond

Mai probabilmente una correzione sui mercati finanziari era stata preannunciata così in anticipo: da settimane, se non da mesi, gli esperti parlano di un possibile passaggio a vuoto su azioni e bond. Del resto è comprensibile, perché una sorta di forza di gravità esiste anche (e soprattutto) nel mondo degli investimenti e perché le condizioni per fare un passo indietro – dalla riduzione degli stimoli monetari ai dubbi sulla forza della ripresa economica, passando per le tensioni geopolitiche che aleggiano qua e là – sono tutte all’opera.
Capire se questa sia una fase transitoria o l’inizio di una nuova (pericolosa) tendenza è però un compito molto più difficile: è la vera domanda delle cento pistole da rivolgere in questi giorni a gestori e strategist. Chi decide di vendere adesso, è evidente, ha nella quasi la totalità dei casi la possibilità di portare a casa buoni guadagni, ma è costretto a restare liquido in un momento in cui il cash non rende niente (anzi, viene eroso dalla pur minima inflazione) e soprattutto rischia comunque di perdere buone opportunità.
Almeno così la pensano gran parte degli esperti di investimenti: «Il movimento delle ultime settimane non interrompe a nostro avviso la tendenza favorevole al mercato azionario, perché nonostante tutto restiamo in un contesto di crescita economica, anche se messa in discussione da qualche dato deludente, e di tassi di interesse molto bassi», spiega infatti Maria Paola Toschi, market strategist di Jp Morgan Am. Una visione tutto sommato condivisa da Marco Rosati, a.d. di Zenit Sgr, secondo il quale «c’è stata una correzione, ma quello a cui abbiamo assistito è soprattutto un riallineamento dei mercati, con un parziale recupero di chi era rimasto indietro nei primi mesi come Stati Uniti, Germania e anche Paesi emergenti a scapito di chi invece aveva corso di più come Italia e Spagna: siamo dunque in presenza di un movimento di rotazione dei portafogli e rientriamo nel campo dell’aggiustamento fisiologico».
Per gli analisti la fase attuale potrebbe dunque rappresentare anche un’opportunità di acquisto (a prezzi più bassi), ma non su tutte le classi di investimento. C’è infatti ancora un’evidente predilezione per l’azionario nei confronti dei bond, sui quali aleggia in generale lo spettro della fine delle iniezioni di liquidità negli Usa che i verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve diffusi proprio ieri sera proiettano a ottobre.
Non si tratta però di una scelta assoluta come poteva esserlo solo qualche mese fa. «Stiamo entrando in un periodo post-crisi in cui tanti temi legati agli ultimi anni, come il quantitative easing, vanno a conclusione e in cui le valutazioni sono cresciute, situazioni che potrebbero rendere più nervosi gli investitori», spiega Toschi, che poi aggiunge: «In tale contesto non esiste più un asset class così forte e convincente come poteva esser qualche anno fa l’azionario e consigliamo quindi un approccio più bilanciato».
Nonostante gli ultimi segnali di debolezza lanciati dalla Germania, in tema di Borse la preferenza va ancora all’Eurozona, che dovrebbe essere sostenuta dalle future manovre della Bce, da un (auspicabile, ma ancora eventuale) deprezzamento dell’euro e da una generale ripresa della redditività delle aziende. Quest’ultimo, in particolare, è un aspetto tutt’altro che secondario secondo Rosati, secondo il quale «la conferma dovrà arrivare dagli utili societari nella seconda parte dell’anno: se questi seguiranno le note favorevoli viste sugli indicatori di fiducia esistono le premesse affinché il rally possa continuare». Qualche chance, soprattutto se si è più propensi al rischio, tornano a offrirla anche i Paesi emergenti sui fondamentali dei quali, secondo Toschi, «esiste ancora incertezza, ma il peggio sembra essere alle spalle».
La situazione per le obbligazioni è invece complessa, con aree decisamente più a rischio (i governativi di Usa e Gran Bretagna, ma anche i Bund) e altre ancora promettenti (compresi high yield e debito emergente in valuta locale) che necessitano però da parte dell’investitore maggiore diversificazione e flessibilità. Tra queste ultime figura ancora l’Italia perché «se è vero che le valutazioni dei BTp sono decisamente meno interessanti di qualche mese fa – sottolinea Toschi – è anche innegabile che le mosse della Bce abbiano creato una condizione di minor rischio e che il tema della stabilizzazione politica e del processo di riforme resta ancora interamente da giocare».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa