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Colpo di reni a Piazza Affari

Piazza Affari recupera le perdite nelle fasi finali della seduta, mentre le altre borse europee restano sotto la parità. Intanto lo spread torna a salire, con gli operatori preoccupati per l’esito del referendum costituzionale. A Milano il Ftse Mib ha chiuso in lieve progresso dello 0,08% a 16.5342 punti dopo essere arrivato a cedere un punto e mezzo, aiutato dalla risalita dei titoli bancari.
In Europa deboli Francoforte (-0,48%), Parigi (-0,42%) e Londra (-0,03%). A New York gli indici viaggiavano poco mossi e contrastati: il Dow Jones guadagnava lo 0,24%, mentre il Nasdaq era in calo dello 0,26%.

In allargamento lo spread fra Btp decennali e Bund tedeschi, che ha chiuso a 186 dopo avere raggiunto quota 189, ai massimi da ottobre 2014. Il costo di finanziamento del Btp è aumentato di 14 punti base e quello tedesco di 4. «C’è pressione su un po’ tutta la periferia, con un po’ di avversione al rischio che si vede anche guardando all’andamento dell’azionario», sottolinea Elia Lattuga, analista di Unicredit. I movimenti sull’obbligazionario italiano sono più accentuati non solo perché comincia a pesare l’asta di fine mese, ma soprattutto per colpa dei timori sul referendum.

A livello macroeoconomico, gli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti sono balzati del 4,8% in ottobre, battendo di gran lunga le attese del consenso a +1,5%. L’indice di fiducia dei consumatori elaborato dall’università del Michigan si è attestato a 93,8 punti dagli 87,2 di ottobre, in rialzo rispetto al preliminare e al consenso.

Queste indicazioni vanno nella direzione di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve il mese prossimo. In serata, dai verbali dell’ultima riunione della banca centrale Usa del 2 novembre, è emerso che la maggioranza dei membri del direttivo si è espressa a favore della stretta.

A Piazza Affari Cnh I. ha messo a segno un +6,08% a 8,195 euro, grazie ai risultati del quarto trimestre della rivale Deere che hanno battuto le attese degli analisti. Bene anche il settore oil&gas: Tenaris +2,1% e Saipem +1,32%. Positive Leonardo (+1,58%) e Fca (+1,55%). Fra i bancari, colpo di reni a fine giornata per B. Mps (+1,55%), B.P. Milano (+1,42%) e B. Popolare (+1,12%), mentre Ubi B. ha chiuso invariata e hanno perso terreno Unicredit (-0,50%), B.P. E.Romagna (-0,53%), Intesa Sanpaolo (-0,68%) e Mediobanca (-1,47%).

Nel resto del listino in luce Bio-On (+3,16% a 12,75 euro), ancora in corsa dopo la presentazione del piano al 2020. Molmed ha guadagnato l’1,03% a 0,335 euro: Banca Imi ha ridotto il target price da 0,86 a 0,81 euro, livello che resta comunque superiore agli attuali prezzi di borsa. I titoli migliori dell’intero listino milanese sono stati Panariagroup (+6,45%) e Neurosoft (+6,36%). Vendite, invece, su Acotel G. (-8,02%) e Net Insurance (-7,39%).

Nei cambi, le crescenti attese di una stretta monetaria negli Usa hanno spinto l’euro in calo a 1,0554 dollari. Forte arretramento per lo yen a 112,61 sul biglietto verde e a 118,86 sulla moneta unica. Intanto l’Ice Us Dollar Index, che confronta il biglietto verde con altre sei principali valute, è balzato a 101,9 sui massimi da marzo 2003. Per le materie prime, forti realizzi sull’oro, che perdeva 24 dollari finendo sotto la soglia di 1.200 dollari a 1.188.

Massimo Galli

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