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Il Colle spinge sul Recovery: massima rapidità sui piani

«Massima efficienza nella destinazione dei fondi e massima rapidità nell’individuazione delle scelte». In una giornata segnata da un nuovo picco di contagi, con un allarme sanitario che cresce, Sergio Mattarella, continua a spingere il Governo a guardare anche l’altra faccia della medaglia dell’emergenza Covid, quella economica. E dunque ai ministri e al premier – che ieri erano presenti al Quirinale per il consueto pranzo prima del Consiglio Ue – ha voluto aggiornamenti sullo stato dell’arte del Recovery, sollecitando, appunto, le scelte che ancora devono essere fatte. Qualche chiarimento lo ha dato innanzitutto Conte che ha già richiamato i ministri pregandoli di evitare lunghe e inutili liste della spesa senza una visione e una coerenza con gli obiettivi del Next Generation Eu. Ha poi messo l’accento su un altro aspetto e cioè la necessità di creare una struttura unica per l’attuazione e il monitoraggio degli investimenti. Un passaggio cruciale – a giudizio del premier – non solo per evitare la dispersione burocratica ma soprattutto per dare a Bruxelles un’unica interlocuzione italiana per verificare i piani e la tabella di marcia, tasselli indispensabili per avere man mano l’erogazione dei soldi Ue.

Un’impostazione condivisa dal capo dello Stato che ora aspetta qualche passo in avanti anche se a Bruxelles si è ancora distanti da un accordo definitivo. Il più ottimista sulla possibilità che si arrivi a sbloccare l’impasse europeo è stato il ministro Gualtieri – che era al pranzo con Speranza, Patuanelli, Lamorgese, Costa e il sottosegretario Fraccaro – ma non nel prossimo vertice che sarà ancora interlocutorio. Tuttavia, per Mattarella l’impegno del Governo sul Recovery Fund è una prova su cui è vietato sbagliare. Innanzitutto, per il crollo del Pil (per il Governo del 9,5%) che segnerà questo 2020 e per preparare il rilancio negli anni prossimi ma anche per un altro aspetto, per niente secondario. Cioè, che il Next Generation Eu sarà una sorta di test generale per verificare se davvero vi sono le condizioni per riformare l’Europa e costruire una nuova governance economica. È vero che già oggi è in campo un’altra Unione, con un Patto di stabilità sospeso, una Bce massicciamente attiva (il nostro spread è ai minimi), con una quantità di risorse disponibili anche grazie a condivisione di debito, ma la domanda è se tutto questo possa diventare strutturale, non legato solo all’emergenza. In questo senso, l’Italia – tra i Paesi a più alto indebitamento – potrà dimostrare di essere pronta a una svolta dell’Ue se darà una prova di efficienza e capacità di rilancio, non solo di accumulare deficit pubblico.

Ed è con questo messaggio che Conte vuole presentarsi ai vertici europei, forte – però – anche di una struttura tecnica centralizzata che dovrà seguire l’attuazione del Recovery. Intanto, sul fronte sanitario, la posizione italiana è a favore di una cornice europea comune per adottare le misure anti-Covid e per arrivare a un vaccino grazie al gruppo di contatto Ue.

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