Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il collasso del fondo Archegos fa tremare le grandi banche

Il fallimento del fondo Archegos, che a New York gestiva il patrimonio dell’aggressivo quanto invisibile finanziere Bill Hwang, mette alle Borse brividi molto simili a quelli provati 13 anni fa. Quando i fondi saltavano come le mosche e tiravano nel gorgo le banche, loro bendate finanziatrici.
Questa volta sembra che l’incendio sia spento, tolta qualche decina di miliardi alle quotazioni, più una manciata di miliardi – di cassa questi – persi da Nomura, Credit Suisse, Goldman Sachs, Morgan Stanley e vedremo chi. Più che i miliardi, però, è l’ineffabilità con cui tali casi si ripetono – nelle more di mercati, informative, regolatori – a dare più inquietudine. Ancora finanziamenti a forte leva, ancora derivati con gli intermediari per non farsi vedere, ancora scommesse perse che costringono a integrare le garanzie dei prestiti e, se i soldi non si trovano più, a liquidare pacchetti azionari – per oltre 30 miliardi di dollari qui – facendo sbandare i prezzi e la stabilità del mercato.
Archegos, termine greco accostato a Gesù Cristo dall’apostolo Pietro e traducibile come «fondatore o guida», è il veicolo per investire che Hwang avvia nel 2013, dopo il fallimento del suo hedge fund Tiger Asia, colpito da un’inchiesta della Sec per abuso di informazioni privilegiate nella compravendita di banche cinesi e costata al gestore – reo confesso – 60 milioni di dollari. Hwang, ex pupillo del leggendario gestore hedge Julian Robertson del Tiger Management, riparte quasi da zero, dal formato più agile di un family office (società che gestiscono i patrimoni di uno o di pochi individui). Uno status a trasparenza inferiore: specie se, negli Usa, gli investimenti non superano i 100 milioni. Nel caso di Archegos si scopre, adesso, che c’erano da due a tre zeri in più puntati sul mercato: ma nessuno li ha visti, perché i contratti swap con le banche d’affari consentivano di esporsi all’investimento in modo sintetico. Quindi nessuno ha visto neanche uno straccio di informativa periodica sulle attività di Hwang. Solo venerdì, quando sul mercato piovevano ordini di vendita in blocchi grandi come massi, si è iniziato a capire. Morgan Stanley si liberava di circa 13 miliardi in azioni di Farfetch, Discovery, Baidu e Gsx Techedu, verosimilmente in pegno a fronte di soldi prestati ad Archegos; idem Goldman Sachs, che liquidava 6,6 miliardi di titoli Baidu, Tencent Music, Vipshop, e altri 4 miliardi di pacchetti tra ViacomCbs e iQiyi. Gran parte di questi titoli hanno perso dal 27% al 41% venerdì, acuendo la curva ribassista già avviata, malgrado le scommesse di senso contrario montate da Archegos sui giganti dei settori media e tecnologia ai due lati del Pacifico, da cui tutto è partito.
Ieri toccava a Nomura e Credit Suisse, finora le banche più coinvolte. La prima, giapponese, ha perso a Tokyo il 16,3%, dopo avere comunicato perdite per 2 miliardi di dollari il 26 marzo «da una controllata Usa su una transazione con un cliente». Poche ore dopo la banca svizzera annunciava «perdite molto rilevanti legate all’esposizione con un hedge fund Usa»: il Financial Times le stima tra 3 e 4 miliardi, comunque sono costate il 13,8% in Borsa. Finma, che regola il listino svizzero, cita «diverse banche internazionali coinvolte». Dopo un avvio negativo, ieri i mercati si sono ripresi, sembra per il fatto che altri speculatori hanno comprato i saldi del magazzino Archegos, in un contesto sempre ispirato dalla ripartenza delle economie anglosassoni.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’assemblea della Popolare di Sondrio, convocata l’11 maggio, avrà per la prima volta in 150 an...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo mesi di battaglia legale e mediatica, Veolia e Suez annunciano di aver raggiunto un accordo per...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La sfida all’ultimo chip tra Stati Uniti e Cina sta creando un «nuovo ordine mondiale dei semicon...

Oggi sulla stampa