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Collaborazioni, linea dura sui contratti poco dettagliati

Per il lavoro a progetto è adesso obbligatorio il contratto scritto. Com’è obbligatorio specificare non soltanto il progetto ma pure durata, corrispettivo, forme di coordinamento e misure di sicurezza. A stabilirlo è il decreto lavoro n. 76/2013, convertito in legge n. 99/2013, prevedendo, in mancanza di forma scritta al contratto o in assenza dell’indicazione degli elementi essenziali, la sanzione della trasformazione della collaborazione in un ordinario rapporto di lavoro, cioè in un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. Per il ministero del lavoro (circolare n. 35/13) le novità vanno a sciogliere alcuni nodi interpretativi sorti successivamente alla riforma del 2012.

Il doppio giro di vite della Fornero. Il lavoro a progetto, nato con la riforma Biagi (dlgs n. 276/2003) che ne ha dettato la prima regolamentazione per disciplinare i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa che fino ad allora erano disciplinati solamente dal punto di vista fiscale, ha subito profonde modificazioni con la legge n. 92/2012, la riforma Fornero del mercato del lavoro in vigore dal 18 luglio 2012. La legge Fornero ha voluto limitare fortemente l’utilizzo di tali rapporti (accusati di creare precarietà), a tal fine prevedendo disincentivi normativi (definizione più stringente del ‘progetto’ e delle condizioni di praticabilità) e contributivi (innalzamento delle aliquote contributive all’Inps). Infatti, ha abolito dal concetto di progetto il riferimento al programma di lavoro e/o alla fase di esso; ha stabilito che il progetto dev’essere funzionalmente connesso al conseguimento di un risultato finale e che non può più consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale dell’impresa committente, né in compiti meramente ripetitivi; ha introdotto una presunzione relativa in base alla quale quando l’attività del collaboratore a progetto è analoga a quella svolta dai colleghi lavoratori dipendenti, salvo prova contraria fornita dal datore di lavoro/committente, la collaborazione è considerata un rapporto di lavoro subordinato fin dall’inizio. Le novità hanno effetto esclusivamente in riferimento ai rapporti di co.co.pro. sottoscritti a partire dal 18 luglio 2012; i vecchi co.co.pro., cioè quelle vigenti a tale data, invece, sono sottratti alle nuove regole.

Due presunzioni per la stessa sanzione: la conversione in lavoro dipendente. Il regime sanzionatorio sulle false (o non genuine) collaborazioni è sancito dall’art. 69 del dlgs n. 276/2003 (riforma Biagi), come modificato dalla legge n. 92/2012 (riforma Fornero). Due i commi cui corrispondono due presunzioni: la prima assoluta, la seconda relativa. Quello che accomuna le due presunzioni (assoluta e relativa) è la sanzione: la conversione della collaborazione in rapporto di lavoro subordinato sin dalla data di costituzione. Al comma 1 è prevista la presunzione assoluta, poiché si stabilisce che «i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza l’individuazione di specifico progetto sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto». Al comma 2, invece, è prevista la presunzione relativa, poiché è stabilito che «salvo prova contraria a carico del committente, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, sono considerati rapporti di lavoro subordinato sin dalla data di costituzione del rapporto, nel caso in cui l’attività del collaboratore sia svolta con modalità analoghe a quella svolta dai lavoratori dipendenti dell’impresa committente, fatte salve le prestazioni di elevata professionalità che possono essere individuate dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale».

Le novità del decreto lavoro. Il decreto lavoro (dl n. 76/2013) opera diversi ritocchi alla disciplina del lavoro a progetto. In primo luogo introduce la forma scritta e la specificazione degli elementi ad substantiam, poi precisa le attività eseguibili, infine, estende a tali rapporti la procedura di convalida delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali già operativa per i rapporti di lavoro subordinato.

Forma scritta ad substantiam. Il requisito della forma scritta è la novità di maggior rilievo, toccando tutti i rapporti di lavoro a progetto in qualunque settore e attività. A seguito del dl n. 76/2013, l’art. 62 del dlgs n. 273/2003 (riforma Biagi) statuisce ora che il contratto di lavoro a progetto deve essere «stipulato in forma scritta e deve contenere» alcuni elementi (che sono indicati in tabella); in precedenza, invece, lo stesso requisito della forma scritta era richiesto esclusivamente «ai fini della prova» del rapporto di collaborazione ossia degli elementi del contratto (indicati in tabella). Il dl n. 76/2013, in pratica, ha eliminato il riferimento «ai fini della prova» del requisito della forma scritta del contratto, così di fatto traducendo lo stesso requisito in elemento costitutivo del rapporto: se manca o se manca l’indicazione di uno degli elementi, il rapporto è trasformato in assunzione definitiva.

Secondo il ministero del lavoro (circolare n. 35/2013), l’intervento ha un valore sostanzialmente chiarificatore, atteso che la giurisprudenza aveva già stabilito come l’assenza quantomeno della specificità del progetto si traducesse nella assenza del progetto stesso, con le conseguenze di ordine civilistico dettate dall’art. 69, comma 1, del dlgs n. 276/2003, ossia la presunzione «assoluta» dell’esistenza di un «rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato dalla data di costituzione del rapporto». Ciò è senz’altro vero tanto che la prassi è, da sempre, quella di redigere per iscritto il contratto di lavoro a progetto. Tuttavia la novità aumenta il rischio contenzioso (i collaboratori sono «spinti» in misura maggiore a tentare la via giudiziaria) e quello delle conversioni dei rapporti a progetto in lavoro dipendente, esistendo adesso (per il giudice) uno spazio più ampio entro cui decidere.

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