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Collaborazioni a progetto tagliate del 24% in tre anni

L’unico a “tenere”, nelle assunzioni, è il contratto a termine. Nelle attivazioni di nuovi rapporti di lavoro, dal 2011 al 2013, perdono terreno i contratti a tempo indeterminato (-14,2%), l’apprendistato (-18,4%) i contratti di collaborazione, per lo più a progetto (-24,3%) e il lavoro a chiamata, insieme al contratto di agenzia (-31,6%).
È la fotografia della qualità dei rapporti avviati negli ultimi tre anni, a cavallo della riforma «Fornero» del luglio 2012. Mentre altri due robusti interventi di “manutenzione” delle regole sono arrivati l’estate scorsa con il decreto «Giovannini» (Dl 76/2013) e a marzo di quest’anno, con il decreto «Poletti» (Dl 34/2014).
La direzione imboccata dagli ultimi provvedimenti è stata quella di semplificare al massimo l’uso dei contratti a termine, riducendo gli spazi per altre formule contrattuali, ritenute più a rischio di abusi, come le collaborazioni a progetto, l’uso di partite Iva, il lavoro a chiamata.
Il contratto a termine, però, nella maggior parte dei casi, è “mordi e fuggi”: quasi la metà di quelli avviati nel 2013 ha avuto una durata compresa entro 30 giorni. Solo il 2,5%, invece, supera l’anno.
Ma vediamo qual è stato l’impatto delle nuove norme sui singoli contratti, tenendo presente che l’andamento negativo dell’occupazione negli ultimi anni, soprattutto dal primo trimestre del 2012, ha comunque impresso un calo generalizzato all’attivazione di nuovi rapporti.
Le collaborazioni
La legge «Fornero» ha stretto le maglie del contratto a progetto (che rappresenta la quasi totalità delle collaborazioni), rafforzando gli strumenti sanzionatori per l’uso scorretto di questo istituto, che resta al centro dell’attività ispettiva del ministero del Lavoro. Il progetto deve avere un preciso risultato finale. Il prestatore deve essere autonomo, anche nella gestione dei tempi di lavoro. Sono arrivate regole ad hoc sul compenso: non può essere inferiore agli importi minimi stabiliti per ciascun settore dai contratti collettivi.
Il ricorso alle collaborazioni è stato scoraggiato, poi, con un aumento progressivo delle aliquote contributive per i lavoratori iscritti alla gestione separata dell’Inps.
Da luglio 2012, dunque, è nettamente calato l’avvio di nuovi contratti a progetto, soprattutto al Centro e al Nord Italia, e questa tendenza è continuata nel 2013.
Da gennaio a marzo di quest’anno, sono stati avviati 189.922 contratti di collaborazione, il 5,5% in meno rispetto al primo trimestre del l’anno scorso.
Il lavoro a chiamata
I contratti di lavoro a chiamata (o di lavoro intermittente), molto usati negli alberghi e nella ristorazione, sono diminuiti fortemente dopo la riforma «Fornero». Rappresentavano il 10,4% degli avviamenti nel secondo trimestre del 2012. Nel primo trimestre di quest’anno, invece, sfiorano appena il 5 per cento.
La legge 92/2012 ha stabilito che il lavoro a chiamata sia usato solo per lavoratori sotto i 24 anni o sopra i 55. Prima dell’inizio della prestazione, è obbligatorio fare una comunicazione alla direzione del Lavoro: il datore che non lo fa rischia una sanzione da 400 a 2.400 euro per ciascun lavoratore coinvolto.
È probabile che una parte cospicua dei rapporti di lavoro a chiamata sia proseguita, dopo la riforma, con il lavoro accessorio (quello retribuito con i voucher), con la somministrazione e tramite contratti a tempo determinato (anche molto brevi).
L’apprendistato
Benché l’apprendistato sia definito dalla legge «Fornero» la «modalità prevalente di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro» e siano state introdotte semplificazioni al suo utilizzo (almeno a livello normativo), il trend delle attivazioni è decrescente dall’entrata in vigore della riforma. Peraltro, la legge 92/2012 ha subordinato l’assunzione di nuovi apprendisti alla stabilizzazione di una parte di quelli già avviati al lavoro nei 36 mesi precedenti (il vincolo di stabilizzazione è stato allentato dal Dl «Poletti», che lo ha previsto solo per le aziende con almeno 50 dipendenti). Il contratto, oggetto di continue riforme dal 2011, continua a non decollare: rappresenta solo il 2,4% delle attivazioni di nuovi rapporti di lavoro.
Il contratto a termine
L’andamento delle attivazioni con contratti a termine è sostanzialmente costante dal primo trimestre del 2010: questi rapporti rappresentano il 66,8% delle nuove assunzioni, praticamente una su tre. E bisogna presumere che la forte semplificazione impressa all’uso di questo contratto dal Dl «Poletti», entrato in vigore il 21 marzo di quest’anno, faccia registrare i suoi risultati nei prossimi trimestri.
Le assunzioni con contratto a tempo indeterminato, invece, arretrano e rappresentano il 17,6% del totale.

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