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Collaborazioni a progetto doc se rispettano quattro requisiti

Quattro condizioni per la genuina collaborazione a progetto. La presenza di un risultato finale, certo e individuabile; la specificità dell’attività del collaboratore; la non coincidenza delle prestazioni con l’oggetto sociale del committente; il non svolgimento di compiti esecutivi o ripetitivi. In mancanza, c’è la sanzione della trasformazione del contratto da co.co.pro. a rapporto dipendente (subordinato) sin dalla costituzione. A stabilirlo è la legge n. 92/2012 con riferimento alle co.co.co. stipulate dallo scorso 18 luglio. La riforma Fornero intende frenare l’utilizzo delle collaborazioni introducendo una definizione più stringente del «progetto» che costituisce l’oggetto della co.co.co.

Doppio giro di vite. Il lavoro a progetto nasce nella riforma Biagi (dlgs n. 276/2003) che ne detta una regolamentazione al fine di disciplinare la tipologia dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. La legge Fornero (la n. 92/2012) ha inteso limitare fortemente l’utilizzo di tali rapporti di lavoro (accusati di creare «precarietà»), prevedendo a tal fine disincentivi normativi (come appunto una definizione più stringente del progetto e delle condizioni di praticabilità) e contributivi (con l’innalzamento delle aliquote di contribuzione all’Inps). Tra le principali novità, infatti, la legge n. 92/2012:

  • ha abolito dal concetto di progetto il riferimento al programma di lavoro o alla fase di esso;
  • ha stabilito che il progetto deve essere funzionalmente connesso al conseguimento di un risultato finale e non può più consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale dell’impresa committente, né in compiti meramente ripetitivi;
  • ha introdotto una presunzione relativa in base alla quale quando l’attività del collaboratore a progetto sia analoga a quella svolta da lavoratori dipendenti, salvo prova contraria del datore di lavoro (committente), la collaborazione viene considerata un rapporto di lavoro subordinato fin dall’inizio.Il progetto resta centrale. Anche dopo la riforma Fornero, per la genuinità del rapporto di lavoro, il «progetto» resta il requisito indispensabile. Vale la pena precisare che, in virtù di espressa norma della legge n. 92/2012, le novità hanno effetto esclusivamente con riferimento ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa sottoscritti dal 18 luglio 2012; le vecchie co.co.co., cioè quelle già vigenti a tale data, invece, sono sottratte alle nuove regole. In base alle indicazioni del ministero del lavoro (circolare n. 29/2012), sono quattro i nuovi requisiti richiesti dalla nuova disciplina al progetto (si veda tabella); quando mancano, scatta la presunzione assoluta di subordinazione (si veda articolo a pagina che segue). Il che vuole dire che la co.co.pro. è sanzionata con la conversione in rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato dalla costituzione (ovviamente per tale conversione è necessaria la pronuncia di un giudice o l’intervento di un organo di vigilanza).

    Collegamento a un determinato risultato finale. Il progetto, prima di tutto, deve essere «funzionalmente collegato a un determinato risultato finale» e, in relazione alla forma del contratto (necessariamente scritta), è esplicitamente richiesta adesso la «descrizione del progetto con individuazione del suo contenuto caratterizzante e del risultato finale che si intende conseguire», diversamente dal passato quanto invece veniva richiesta semplicemente la «indicazione del progetto». Pertanto, per il ministero del lavoro il contenuto del progetto deve ora necessariamente indicare l’attività prestata dal collaboratore in relazione alla quale si attende il raggiungimento di un determinato risultato, obiettivamente verificabile. In altre parole, il risultato finale che si attende dall’attività del collaboratore va a costituire parte integrante del progetto e allo stesso tempo elemento necessario ai fini della sua validità. Insomma, per la genuina stipulazione di un contratto di lavoro a progetto, l’attuale disciplina normativa richiede la «individuazione di un risultato compiuto, inteso quale modificazione della realtà materiale che il collaboratore si impegna a realizzare in un determinato arco temporale (per esempio sviluppo di uno specifico software e non l’attività ordinariamente necessaria ai fini della sua gestione; ideazione di una specifica scenografia per la rappresentazione di uno spettacolo teatrale e non mero allestimento del palco)».

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