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Colao: “Un cloud entro il 2022 per una Pa tutta digitalizzata”

Entro il 2022, tra sedici mesi, l’Italia avrà una Pubblica amministrazione tutta digitale con vantaggi evidenti per le persone e le aziende. Vittorio Colao prende questo impegno nell’intervista con Maurizio Molinari, direttore di Repubblica, e Riccardo Luna, che dirige il nuovo content hub del Gruppo Gedi, Italian.Tech.
Colao – ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale – riconosce che il Paese parte da una situazione desolante. Un’infinità di uffici pubblici ha distribuito le sue informazioni in oltre 11 mila banche dati, spesso incapaci di dialogare l’una con l’altra, e vulnerabili alle intrusioni dei pirati informatici. L’oceano di informazioni pubbliche dovrà confluire ora in uno spazio digitale unitario. Questo cloud avanzatissimo custodirà ogni dato in Italia o in Nazioni comunitarie (niente Cina, insomma) e sarà sottoposto alla nostra giurisdizione. I suoi livelli di sicurezza – assicura il ministro – saranno «rinforzati». I software che lo faranno funzionare arriveranno dunque dalle migliori aziende nazionali e internazionali. Entro giugno 2021, Colao e il ministro Daniele Franco (Economia) valuteranno le manifestazioni d’interesse dei fornitori di tecnologia perché la nuova struttura intelligente diventi «operativa» nel 2022. Avrà «qualità» e un forte scudo, a sua protezione. Si chiamerà Polo Strategico Nazionale.
Mentre i pirati mettono in ginocchio il sistema di prenotazioni della sanità irlandese, Colao si sofferma a lungo sul «poliziotto buono» che proteggerà le informazioni sensibili del Paese e i software delle strutture, pubbliche e private. A Molinari che gli chiede del modello di sicurezza cyber in arrivo, Colao – una vita a Londra, alla guida di Vodafone – rivela di guardare proprio al modello inglese: «Lì funziona il Nation Cyber Security Center, un’entità visibile e trasparente. Due lavori fa, quando subivo un attacco in azienda, la prima telefonata era a loro: we have a problem.
E loro cominciavano ad aiutarci. Sono qualcosa a metà strada tra gli apparati di sicurezza e la Polizia Postale, soggetto che peraltro fa un lavoro eccellente in Italia ». L’Italia lavora intanto a un’altra autostrada d’avanguardia: è la rete che permetterà di navigare lungo le corsie super-veloci della tecnologia in 5G. I sindaci che già manifestano contro l’installazione delle antenne non l’avranno vinta. «Si sono spinti a dire che il 5G porta il coronavirus. La scienza », dice il ministro, «deve avere una sua dignità. Non c’è tecnologia radio che possa veicolare il Covid. E non esiste evidenza scientifica di un danno proveniente dalle antenne in 5G: le sue normali emissioni radioelettriche viaggiano su frequenze che penetrano molto meno delle attuali. Dovremmo metterci d’accordo con noi stessi. Vogliamo che i nostri ragazzi facciano la didattica a distanza; sogniamo di comprare una automobile a guida autonoma; poi però ci opponiamo al 5G» che porta con sé così tanti vantaggi.
In questa partita, Colao non teme lo strapotere delle imprese cinesi, molto forti nell’ideare i software e i dispositivi hardware. «Una strada europea c’è, eccome. In questo momento, operano quattro aziende mondiali per il 5G e due sono europee, parlo di Ericsson e Nokia. E comunque la tecnologia evolve verso modelli nuovi e più liberi che separano il software dall’hardware. Mi riferiscono all’Open RAN. Su queste frontiere dobbiamo investire, come italiani ed europei». Il ministro infine loda il Servizio civile digitale. Mille persone gireranno il Paese per spiegare come usare un pc e i suoi software ai 10 milioni di italiani che sono indietro: «A questi mille se ne aggiungeranno tantissimi altri e in più le associazioni dei volontari».
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