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Colao frena ancora sulla rete unica Cede il titolo Tim

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica a banda larga caro all’ex premier Conte. La freddezza di Colao segue di poche ore le anticipazioni di Repubblica . Ieri il quotidiano ha scritto che il governo Draghi neanche cita il progetto di rete unica nel Recovery Plan inviato alla Commissione Ue.
Tim, che sarebbe capofila del progetto di rete unica con Open Fiber, nel nuovo scenario perde il 5,52% in Borsa. In una nota, però, Tim nega che il Recovery Plan pregiudichi la costruzione di una rete unica in Italia, operazione legata alla sola volontà delle due aziende in campo. Intanto il ministero dello Sviluppo Economico avvia una mappatura senza precedenti degli attuali cavi Internet del Paese.
Colao prende le distanze dalla rete unica. Ripete che il governo organizzerà delle gare per portare banda larga, fibra, Wi-Fi veloce dove oggi mancano. Una volta indette le gare, lo Stato metterà sul piatto anche dei soldi, «sussidi» che diverse società di Internet potranno contendersi. In alcuni casi – aggiunge il ministro – saranno consorzi tra più aziende a combattersi per incassare i contributi dello Stato. Nessun cenno o appoggio alla rete unica, dunque, che peraltro non è tra gli obiettivi del Recovery Plan italiano.
In serata, Tim obietta che il Recovery Plan punta a completare «le reti nelle aree in cui gli investimenti privati non sono sufficienti. Non si comprende la relazione tra il Recovery Plan e possibili aggregazioni (per la rete unica) delle società operanti nel settore». Queste «aggregazioni rientrano tra le operazioni di mercato rimesse esclusivamente alla volontà delle società coinvolte». Infine Tim presenterà «un esposto alla Consob» anche a tutela degli azionisti dopo le «indiscrezioni di stampa che hanno determinato un impatto negativo sul titolo».
Intanto il ministero dello Sviluppo Economico, attraverso la sua società Infratel, invia a tutte le aziende di Internet un questionario puntuale e stringente. Il ministero non chiede alle società quale velocità di connessione riescono a garantire nei vari quartieri delle città. Non chiede all’oste se il vino sia buono. Vuole ricevere informazioni tecniche sulle tecnologie in campo. Sulla base di questi dati, sarà poi Infratel a calcolare l’efficienza della rete. Nel calcolo si servirà di un modello matematico fornito dal Politecnico di Milano che analizza – grazie ai test di Markov – le performance del web soprattutto in condizioni di stress. Forte di questa fotografia della Rete, puntuale e aggiornata, il ministero capirà quali pezzi di Internet sono efficienti; quali vanno migliorati e quali altri sostituiti. Sempre il ministero verificherà se le società di Internet hanno rispettato gli impegni di copertura assunti, davanti al governo, nel 2020.
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