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Colao: “Il diritto a Internet andrà in Costituzione” Ma è allarme cyberattacchi

L’Internet super-veloce e la fibra ottica sono un diritto fondamentale, costituzionale, che va assicurato a tutte le famiglie. Il ministro Vittorio Colao (responsabile dell’Innovazione tecnologica) parlando ieri in audizione alla Camera ha fatto sua e aggiornato la battaglia ideale di Stefano Rodotà. Poi, su tutt’altro fronte, ha avvertito: l’Italia è esposta e vulnerabile ai cyberattacchi e deve imparare a difendersi.
«Rodotà e Gaetano Azzariti spiega Colao – trenta anni fa invocarono l’inclusione nella Carta costituzionale del diritto di accedere alla Rete». Poi, nel 2014, Rodotà curò una “Dichiarazione dei diritti in Internet” che la Camera approvò nel 2015. C’è scritto che «ogni persona ha eguale diritto di accedere a Internet in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate ». Oggi – aggiunge Colao – queste modalità hanno caratteristiche certe, e avanzate. Non è più sufficiente garantire una generica connessione a Internet. Serve la fibra che il governo Draghi si impegna a portare alla totalità delle famiglie entro il 2026, in linea con gli obblighi europei.
Se l’Italia dovesse fallire questo obiettivo, aggraverebbe una situazione di disuguaglianza che è già evidente nel Paese. Dice Colao: «Il Rapporto ICity Rank stila ogni anno la classifica delle città italiane più digitali. Nel 2020 la graduatoria delle prime dieci comprende soltanto città nel Nord, tranne una, al nono posto: Cagliari ».
Colao spiega anche che il lavoro da casa non è un fenomeno transitorio, passeggero. Non si riporteranno in ufficio, con uno schiocco di dita, le lavoratrici e i lavoratori. Per tutto il 2021, una legione di persone resterà in smart working. Parliamo di un milione di dipendenti pubblici e di 4 milioni del settore privato. Queste persone, a volte zavorrate da connessioni lente, meritano un salto di qualità, grazie alla fibra e al 5G.
E se gli italiani non sentissero il bisogno dell’Internet veloce? Il governo è preoccupato che tante famiglie possano derubricare l’abbonamento alla fibra a investimento inutile e costoso. Per questo, l’Italia è in pressing sull’Europa perché autorizzi la spesa di una cifra forte – di circa 900 milioni – che aiuterà le persone e le imprese ad abbonarsi, a condizioni di favore. Dal novembre 2020 a oggi, oltre 118 mila voucher hanno aiutato le famiglie a basso reddito, con una spesa di 58 milioni. Sul totale dei voucher della prima fase, quella ormai conclusa, il 76% ha premiato un solo operatore di tlc. Si tratta – sembra di capire di Tim.
Colao – che si rivolge ai deputati della commissione Trasporti – è prudentissimo quando parla della Cina. Non bolla come un pericolo le aziende orientali (leggi Huawei) che forniscono programmi e strutture per la costruzione delle reti in 5G. Semmai il ministro avverte che l’Italia è arretrata nelle sue difese contro i cyberattacchi, da qualsiasi angolo del mondo arrivino. Per questo annuncia la nascita imminente di una diga alta e solida. Il nostro Paese avrà «un Polo Strategico Nazionale a controllo pubblico, localizzato sul suolo italia no e con garanzie, anche giurisdizionali, elevate ». Un fortino invalicabile che permetterà di consolidare «molti di quei centri che oggi non garantiscono una sicurezza adeguata».
Tra tanti progetti costosi e complessi, il governo cerca di perfezionare quelli già in campo. È il caso di Immuni. Nel contrasto a Covid-19, l’applicazione non ha funzionato (ammette Colao): «Ora ce lo possiamo dire. Ma ce la teniamo perché potrebbe tornare utile come passaporto vaccinale». Immuni, dunque, potrà indicare a breve se una persona si sia vaccinata oppure no.
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