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Codice crisi, meno severi i requisiti dei curatori

Con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale 276 di ieri si conclude il travagliato iter di elaborazione ed approvazione del decreto legislativo 147, correttivo del Codice della crisi e dell’insolvenza di impresa.

Le modifiche apportate dal correttivo spaziano dalle definizioni di base, alle procedure di allerta e composizione assistita della crisi, sino alle vere e proprie procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza e alle norme di carattere organizzativo e procedurale destinate a garantire il buon funzionamento del codice della crisi.

Con il decreto Liquidità, convertito in legge n. 40/2020, il governo – modificando l’articolo 389 del Codice della crisi – ha posticipato l’entrata in vigore del decreto 14/2019 al 1° settembre 2021, rispetto alla entrata in vigore originariamente prevista, al 1° settembre 2020.

Questa circostanza fa sì che le modifiche apportate al Codice della crisi da parte del correttivo siano in gran parte destinate a dispiegare i loro effetti comunque non prima di un anno da oggi. Vi sono tuttavia alcune norme, all’interno del decreto correttivo, che invece modificano disposizioni del Codice già vigenti: l’articolo 37 del correttivo, in particolare, apporta modifiche importanti all’articolo 356 riguardante i tanto discussi elenchi dei professionisti della crisi.

Accogliendo le richieste provenienti dagli Ordini professionali, il governo è intervenuto sul comma 2 dell’articolo 356, che disciplina i requisiti di iscrizione all’albo dei soggetti destinati a svolgere le funzioni di curatore, commissario giudiziale o liquidatore nelle procedure previste dal codice della crisi e dell’insolvenza. In particolare è stato ridotto da quattro a due il numero di procedure concorsuali negli ultimi quattro anni rispetto alle quali i soggetti in questione devono documentare di avere ricoperto l’incarico di curatore fallimentare, commissario o liquidatore giudiziale. La modifica tiene conto della particolare complessità e lunghezza di talune procedure che avrebbe notevolmente limitato il numero dei potenziali candidati ad entrare inizialmente nell’albo.

L’evidente distonia tra le diverse professionalità presenti nella composizione iniziale degli esperti agli Ocri prevista dall’articolo 352 – quale norma transitoria, mai entrata in vigore – e quelle previste dalla composizione iniziale dei soggetti disciplinata dall’articolo 356 aveva destato notevoli polemiche. Ora il decreto correttivo è intervenuto all’articolo 356 un espresso riferimento anche ai soggetti presenti nell’articolo 352 (e non contemplati nell’articolo 356) quali possibili candidati ad essere nominati, anche se solo come componenti degli Ocri. In questo modo potranno partecipare almeno alla fase dell’allerta ed alla composizione assistita anche i dottori commercialisti ed esperti contabili e gli avvocati che abbiano svolto funzioni di advisor finanziario o legale o attestatore in tre procedure di concordato preventivo aperte o in tre accordi di ristrutturazione dei debiti omologati. Non è invece stata accolta la possibilità di includere in tali elenchi anche categorie professionali diverse da quelle menzionate nell’articolo 352.

Non tutte le richieste di modifica sono state accolte, tuttavia, e la seconda ondata di contagio di Covid pone la preoccupazione – segnalata recentemente anche dall’indagine Cerved in merito – sul numero di imprese che si troveranno in crisi nel momento in cui cesseranno sia i vari provvedimenti-tampone sul patrimonio netto, sia gli effetti delle moratorie bancarie.

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