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Coca-Cola lancia il primo bond in euro per 350 milioni

La corporate America si lascia sedurre dal mercato obbligazionario europeo. Dopo Microsoft, ora è il turno di Coca-Cola Enterprises, la società d’imbottigliamento controllata da The Coca-Cola Company, che sta sondando il mercato per l’emissione di un bond in euro. L’ammontare si aggira sui 350 milioni di euro per il bond a 12 anni con un rendimento pari ad uno spread di 85 punti base sul tasso mid swap di identica durata. Approfittando dei tassi ai minimi storici, il gruppo raccoglierà risorse per rifinanziare un commercial paper in scadenza, ripagare il debito e riacquisto di azioni. Nel primo trimestre la società ha fatturato 1,9 miliardi di dollari
Non è la prima volta che Coca-Cola Enterprises emette un bond in valuta europea: era già successo lo scorso luglio con un’obbligazione collocata con spread di 70 punti base sul tasso midswap, quello stesso bond che oggi quota 60 centesimi. In questo contesto, i rendimenti dei bond investment grade europei sono calati a 113 punti base, il livello più basso dal 2008. Il rating di Coca-Cola è pari a BBB+ secondo Standard & Poor’s e Fitch e A3 per Moody’s. Coca-Cola Enterprises è il terzo corportate non finanziario americano ad emettere in euro in meno di una settimana: tra questi, Microsoft che lo scorso 25 aprile ha portato a 550 milioni di euro parte dell’emissione per complessivi 2,67 miliardi di dollari e General Electric con 2 miliardi di euro in due tranche.
La sfida però resta sul campo americano tra Microsoft e Apple entrambe in rampa di lancio per un’emissione in dollari. A pagarne le conseguenze è stata Microsoft che si è vista fissare un prezzo più alto per il bond in dollari rispetto a quello in euro: 2,625% contro 2,41 per cento. Secondo gli analisti, il colosso di Redmont paga il confronto con Apple. La quale per il suo ritorno sul mercato obbligazionario dal quale era assente da 17 anni, ha assoldato come advisor Goldman Sachs e Deutsche Bank, una rarità per uno dei pochi emittenti privi di debito, a Wall Street dal 1980.
Nonostante Apple abbia cash per 145 miliardi di dollari, il gruppo di Cupertino ha detto che i proventi dell’emissione, di cui ancora non si conoscono i dettagli, serviranno per distribuire dividendi per circa 100 miliardi di dollari. Solo 45 miliardi, però, sono negli Stati Uniti mentre altri 100 miliardi di dollari sono “depositi offshore”, secondo quanto dichiarato dalla stessa società la scorsa settimana. Ma rimpatriare capitali esporrebbe l’azienda pagare nuove tasse. Emettendo titoli obbligazionari, Apple eviterà il rimpatrio e il pagamento di nuove tasse. Le vendite dell’i-phone hanno alimentato il fiume di liquidità al punto che lo scorso anno Apple ha chiamato Goldman Sachs per studiare nuove regole di corporate governance per la gestione della liquidità. La società CreditSights ha stimato che nell’arco dei prossimi tre anni Apple potrebbe collocare bond per una cifra elevata, tra i 15 e i 20 tttmiliardi di dollari. Con l’ultimo bilancio ha annunciato piani per cedole e buyback azionari aumentati di 55 miliardi a cento miliardi entro il 2015.

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