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Coca-Cola emette un’obbligazione da 350 milioni di euro

La crisi del debito sovrano fa paura? Si certo a molti, ma non a tutti. È il caso della Coca-Cola, il colosso di Atlanta che proprio ieri, in una delle peggiori sedute del Vecchio Continente, mentre lo spread dei paesi periferici volava Ai massimi e le Borse continuavano a scambiare in territorio negativo, decideva di dare un segnale di fiducia, emettendo un bond in euro. Non succedeva dal 2010, ma con i rendimenti in Europa così bassi e l’euro ai minimi degli ultimi anni sul dollaro, la società ha pensato di sfruttare anche l’onda lunga della valuta.
Il bond senior unsecured, scadenza 2019, ha avuto un’ottima accoglienza sul mercato: prezzato a 70 punti base sopra il tasso midswap, l’obbligazione era inizialmente stata collocata in un range tra 80-85 punti base, ma la forte domanda ha fatto scendere il prezzo fissato al di sotto della media di settore a 127 punti base, secondo gli indici Merrill Lynch Bank of America. Due giorni fa Coca Cola ha reso noti i dati del secondo trimestre dai quali risulta che il fatturato si è attestato a 2,2 miliardi di dollari, in calo dell’8,5 per cento. Risultati che parrebbero poco incoraggianti ad un attento investitore che decida di sottoscrivere un’obbligazione con sottostante il debito di un gruppo multinazionale. «Il prezzo così contenuto del bond è dovuto alla ricerca disperata degli investitori di asset rischiosi. Coca Cola è un buon nome e può essere interessante anche per gli investitori retail», ha detto Suki Mann, analista di Société Generale a Londra.
In questa fase, i bond corporate sono i preferiti dagli investitori europei dopo che i bond governativi del paesi rifugio come Germania, Finlandia e Olanda hanno registrato rendimenti negativi: il titolo tedesco a un anno ieri ha toccato il minimo di 0,010%. Di fronte a questi dati, il bond Coca Cola non poteva passare inosservato dal momento che offre un rendimento più alto, è un asset sicuro e con un rating investment grade pari ad A3 di Moody’s e BBB+ di Standard & Poor’s e di Fitch. Tra i collocatori del bond, Barclays, Credit Suisse, Deutsche Bank e Royal Bank of Scotland. «I corporate bond non finanziari sono uno dei pochi asset su cui gli investitori stanno puntando in quanto considerati un porto sicuro», secondo Brian Barry, analista del fixed income di Investec.
In prospettiva, le previsioni di deterioramento della zona euro avranno un impatto non marginale sui bond societari e governativi. La banche e le finanziarie in questa fase sono esposte alle debolezze della qualità del credito del debito sovrano, come pure ai drammatici cambiamenti nella regolamentazione e legislazione. Tuttavia, questi fattori colpiscono meno i corporate non finanziari dei paesi core Europe su cui gli investitori ripongono la loro fiducia. La forte richiesta su questo asset ha come inevitabile conseguenza quella di deprimere i rendimenti e spingere le emissioni che dall’inizio dell’anno hanno raggiunto 162 miliardi di dollari dai 26 miliardi del 2011.
L’appeal per queste obbligazioni è dimostrata soprattutto dalle richieste del mercato: ad esempio i corporate con rating singola A di paesi core Europe sono al momenti i più richiesti, così come quelli a tripla B in grado di emettere scadenze a 10 anni senza difficoltà. È il caso di Nestlé che recentemente ha collocato un bond da 500 milioni di euro raccogliendo 6 miliardi di euro. Questo scenario di bassi rendimenti è destinato di durare ancora a lungo alla luce del livello minimo toccato dai tassi di interesse, dall’inflazione e dalla crescita economica ancora contenuta, quando basta agli investitori per continuare a puntare su bond di alta qualità.

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