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Co.co.pro., tutele da dipendenti

Lavoratori a progetto sempre più uguali a dipendenti. I co.co.pro. infatti hanno ottenuto altre due tutele finora ad esclusivo appannaggio dei lavoratori subordinati, ossia la responsabilità solidale negli appalti e la procedura di convalida di dimissioni e risoluzioni di lavoro. La prima garantisce ulteriormente i collaboratori nel ricevere i compensi e i contributi previdenziali che gli sono dovuti per i lavori effettuati in un appalto, mediante intervento sostitutivo del committente dell’appalto; la convalida delle dimissioni e risoluzioni vincola le parti, ossia collaboratore e impresa, ad esprimere la volontà (o meno) della cessazione della collaborazione con il rischio per l’impresa (tra l’altro) di una multa fino a 30 mila euro in caso di simulazione delle dimissioni.

La solidarietà negli appalti. La prima novità riguarda la disciplina cosiddetta «solidarietà negli appalti» e, precisamente, la parte di tale disciplina che si applica agli appalti privati per effetto del comma 2, dell’art. 29 del dlgs n. 276/2003 (riforma Biagi). Tale norma stabilisce che, in caso di appalto di opere o servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi (incluse le quote di tfr), nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto. La norma precisa, inoltre, che la responsabilità opera entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, con esclusione comunque per le sanzioni civili delle quali risponde soltanto il responsabile dell’inadempimento; infine, dà facoltà e potere ai ccnl di individuare metodi e procedure di controllo e verifica della regolarità complessiva degli appalti.

La novità del decreto lavoro. Il decreto legge n. 76/2013 ha esteso l’applicazione di questa disciplina «ai compensi e agli obblighi di natura previdenziale e assicurativa nei confronti dei lavoratori impiegati con contratti di natura autonoma». Tali lavoratori («impiegati con contratti di natura autonoma») sono prima di tutto professionisti e imprese quando sono i titolari a eseguire i lavori (si pensi all’artigiano o a un ingegnere); poi le partite Iva, i co.co.co. e lavoratori a progetto che sono, invece, per loro propria specie, lavoratori «con contratti di natura autonoma» in alternativa ai dipendenti che sono lavoratori con contratti di natura subordinata. Secondo il ministero del lavoro (circolare n. 35/2013), la ratio sottesa all’istituto della solidarietà, volta a tutelare i lavoratori per i quali gli obblighi previdenziali e assicurativi sono prevalentemente assolti dal datore di lavoro/committente, lascia tuttavia intendere che il riferimento ai «lavoratori con contratto di lavoro autonomo» sia limitato sostanzialmente ai co.co.co./co.co.pro. impiegati nell’appalto e non anche a quei lavoratori autonomi che sono tenuti in via esclusiva all’assolvimento dei relativi oneri. Una diversa interpretazione, del resto, porterebbe sostanzialmente a una coincidenza tra trasgressore e soggetto tutelato dalla solidarietà, ampliando ingiustificatamente le effettive responsabilità del committente, con evidenti distonie sul piano delle finalità proprie dell’istituto.

Il ministero, inoltre, ha precisato che la nuova norma non trova applicazione in relazione ai contratti di appalto stipulati dalle pubbliche amministrazioni (di cui all’art. 1, comma 2 del dlgs n. 165/2001) e che è inoltre previsto che l’eventuale intervento delle parti sociali volto ad incidere sulla disciplina con la possibilità di individuare «metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti», esplicando i propri effetti esclusivamente in relazione ai trattamenti retributivi dovuti ai lavoratori impiegati nell’appalto «con esclusione di qualsiasi effetto in relazione ai contributi previdenziali e assicurativi». Una eventuale diversa disciplina introdotta dalla contrattazione collettiva non comprometterebbe pertanto il diritto degli enti di previdenza e di quelli assicurativi di avvalersi della solidarietà ai fini della riscossione della contribuzione non versata.

La convalida delle dimissioni. L’altra novità riguarda la procedura obbligatoria di convalida di dimissioni e risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro, che la riforma Fornero (legge n. 92/2012) ha voluto per i contratti di lavoro subordinato (cioè per i dipendenti). Il decreto legge n. 76/2013 ha stabilito che essa si applica «in quanto compatibile anche a lavoratrici e lavoratori impiegati con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto_ e con contratti di associazione in partecipazione_». La procedura (si veda tabella) prevede due modalità per convalidare le dimissioni o la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro: la prima si svolge presso le direzioni territoriali del lavoro (dtl) e riguarda le cessazioni (dimissioni/risoluzione) durante la gravidanza (solo per lavoratrici) o la maternità (lavoratori e lavoratrici); la seconda, con tre diverse modalità, interessa tutti i lavoratori al di fuori delle ipotesi di gravidanza e maternità. Nel primo caso gli oneri della convalida sono a carico della lavoratrice la quale, infatti, prima di consegnare le dimissioni all’azienda deve recarsi presso la direzione territoriale del lavoro competente per territorio per farle vistare; se si tratta di risoluzione consensuale, invece, la convalida coinvolge anche l’azienda. In ogni caso di cessazione al di fuori di gravidanza e maternità, invece, spetta al datore di lavoro attivarsi per avere la convalida potendo seguire tre vie alternative: convalida presso la direzione territoriale del lavoro o presso il centro per l’impiego o presso e sedi individuate dai Ccnl (con modalità da definirsi con decreto); convalida mediante sottoscrizione di apposita dichiarazione apposta in calce alla ricevuta della «Co» telematica da parte del lavoratore/trice; infine, altre modalità da definirsi con decreto.

La novità del decreto lavoro. Il decreto legge n. 76/2013, ha spiegato il ministero del lavoro (circolare n. 35/2013), ha esteso la predetta procedura di convalida «in quanto compatibili», anche:

 

  • alle lavoratrici e ai lavoratori impegnati con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, di cui all’art. 61, comma 1, del dlgs n. 276/2013; 
  • alle lavoratrici e ai lavoratori impegnati con contratti di associazione in partecipazione di cui all’art. 2549, comma 2, del codice civile.Il ministero ha chiarito che l’estensione non riguarda invece le prestazioni rese ai sensi del comma 2 e del comma 3 dello stesso art. 61 del dlgs n. 276/2013. Sono escluse perciò le mini co.co.co., ossia le prestazioni occasionali, intendendosi per tali i rapporti di durata complessiva non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare ovvero, nell’ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona, non superiore a 240 ore, con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivamente percepito nel medesimo anno solare sia superiore a 5 mila euro. E sono escluse le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali, nonché i rapporti e le attività di collaborazione coordinata e continuativa comunque rese e utilizzate a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciute dal Coni; e le prestazioni dei componenti gli organi di amministrazione e controllo delle società e i partecipanti a collegi e commissioni, nonché coloro che percepiscono la pensione di vecchiaia.

    Multa fino a 30 mila euro. L’estensione della procedura di convalida delle dimissioni tocca anche le sanzioni e, in particolare, quella da 5 mila a 30 mila euro a carico del datore di lavoro (nel caso di co.co.co: committente) prevista qualora abusi del foglio firmato in bianco dalla lavoratrice/tore al fine di simularne le dimissioni o la risoluzione consensuale del rapporto.

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