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Co.co.co., una tantum più facile

Sì all’indennità di disoccupazione, anche se il collaboratore ha un anno pieno di contributi. Lo ha stabilito il ministero del lavoro, autorizzando l’Inps a cambiare criterio di calcolo dell’una tantum per gli anni 2012 e 2013. Ai collaboratori che hanno avuto rigettata la domanda, l’Inps procederà in autotutela a riconoscere l’indennità per almeno due mesi (requisito minimo di disoccupazione ovvero per gli effettivi mesi di non occupazione se più di due), anche se ai fini contributivi presentano tutto l’anno coperto dai contributi. Lo spiega nel messaggio n. 2516/2015.

L’una tantum. L’indennità, sostituita quest’anno dalla Dis-Coll, si rivolgeva ai collaboratori a progetto non titolari di reddito di lavoro autonomo, iscritti in via esclusiva alla gestione separata Inps, in presenza dei seguenti requisiti:

  • aver operato in regime di monocommittenza;
  • aver conseguito un reddito lordo non superiore a 20.000 euro (per l’anno 2012, salito a 20.220 euro per l’anno 2013);
  • avere avuto almeno due mesi di disoccupazione;
  • avere avuto accreditate almeno tre mesi di contributi presso la gestione separata nell’anno di riferimento;
  • avere avuto accreditata almeno una mensilità di contributi alla gestione separata nell’anno successivo a quello di riferimento.

Regole particolari. Il problema, spiega l’Inps, si è presentato per via delle modalità di calcolo dell’indennità e del criterio di accredito contributivo della gestione separata. Infatti, in specifiche situazioni di reddito dei lavoratori, si sono evidenziate incongruenze «e, di fatto, una non ragionevolezza nell’applicazione della tutela di reddito», poiché i collaboratori sono rimasti esclusi dal diritto all’una tantum pur in presenza di effettiva disoccupazione. Gli anni in questione sono il 2012 e 2013. Il criterio di accredito contributivo alla gestione separata prevede che al lavoratore sia riconosciuto l’anno pieno di accredito contributivo, a prescindere dagli effettivi mesi di lavoro, purché risulti versato un importo di contributi almeno pari a quello calcolato sul minimale di reddito vigente anno per anno: euro 14.930 per l’anno 2012 ed euro 15.357 per l’anno 2013. Poiché la condizione di reddito (20 mila euro per il 2012 e 20.220 per il 2013) è d’importo superiore al minimale di reddito (14.930 e 15.357), si sono verificati casi di collaboratori a progetto che, avendo conseguito un reddito compreso tra minimale e tetto, avevano tutti i mesi dell’anno coperti da contributi (anche in presenza di mesi di disoccupazione). Di conseguenza, in base al criterio di calcolo dell’indennità, è risultato un importo di una tantum pari a zero. Infatti, le modalità di calcolo prevedono l’erogazione di un’indennità pari al 7% del minimale annuo di reddito moltiplicato per il minor numero tra quello delle «mensilità accreditate» l’anno precedente e quelle «non coperte da contribuzione».

Nuovo criterio. Ora il ministero del lavoro ha chiarito che, indipendentemente dalla copertura contributiva, per i co.co.pro. che hanno un reddito compreso tra il minimale e la soglia per il diritto alla prestazione, possa essere corrisposta l’indennità commisurata agli effettivi mesi di disoccupazione. In particolare, l’espressione «effettivi mesi di disoccupazione» va riferita ad almeno due mesi, dal momento che, ai fini del riconoscimento dell’indennità, è richiesto il periodo di disoccupazione «effettivo» ininterrotto di almeno due mesi e una prestazione lavorativa che non può quindi essere superiore a dieci mesi. Le indicazioni fornite dal ministero, rappresentando un’interpretazione della norma, verranno applicate in «autotutela» e in via retroattiva.

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