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Cnh, no degli azionisti a Industrial

TORINO — I soci di Cnh non gradiscono le condizioni fissate da Marchionne per la fusione con Fiat Industrial. E dunque non sottoscrivono la proposta del Lingotto. Oggetto del contendere la valutazione delle azioni, il concambio e il fatto che la proposta della Fiat, presentata il 30 maggio scorso, non preveda alcun premio per gli azionisti. Per questi motivi il Comitato speciale di Cnh ha deciso di giudicare la proposta del Lingotto «inadeguata e non nell’interesse degli azionisti ». Una mossa che ha spinto Marchionne ha proporre una nuova trattativa mostrandosi disponibile a cambiare le condizioni annunciate il 30 maggio. Nelle prossime settimane si capirà dunque se e in che modo il Lingotto sarà disposto a venire incontro alle esigenze di Cnh per raggiungere l’obiettivo annunciato da mesi: fondere Industrial e la società dei trattori in un’unica entità naturalmente quotata a New York con una quotazione secondaria in Europa, probabilmente in Olanda. «La fusione – ha promesso ieri l’ad del Lingotto – si farà».
Il braccio di ferro con Cnh è solo uno dei fronti sui quali è impegnato in queste ore Sergio Marchionne. Il secondo è quello del rapporto con il governo italiano. Che diventa essenziale in un momento delicato, soprattutto se si concretizzeranno i rumors di ieri su una possibile fusione tra Opel e Peugeot che renderebbe più grave il problema della sovracapacità produttiva degli stabilimenti europei della Fiat. Ieri mattina l’ad del Lingotto è volato a Napoli per far visitare al ministro dell’ambiente Corrado Clini la nuova fabbrica di Pomigliano. Un gesto di distensione dopo le dure polemiche delle scorse settimane, quando Clini aveva chiesto a Torino: «Che cosa avete fatto dei finanziamenti per l’auto elettrica ricevuti dallo Stato italiano negli anni scorsi?». Dal salone di Parigi Marchionne aveva risposto che la ricerca non aveva prodotto risultati immediati perché attualmente il mercato dell’auto elettrica è residuale in Europa. Ieri il ministro ha visitato le linee di produzione della Panda a metano e al termine ha annunciato lo studio «di una collaborazione verde tra Fiat e governo per affrontare la sfida ambientale su motorizzazione e componentistica ». Una affermazione per ora molto generica che lascia intravedere possibili finanziamenti per le fabbriche di motori di Termoli e Pratola Serra.
Non saranno certo quei finanziamenti a risolvere la fase di stallo che la Fiat attraversa in Italia. E’ ormai imminente (forse già oggi) l’incontro tra Marchionne e i leader dei due sindacati firmatari degli accordi aziendali, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. A loro l’ad dovrà spiegare in quale modo intende uscire dal deserto della cassa integrazione che si preannuncia nei prossimi mesi in gran parte degli stabilimenti. Non erano queste le promesse fatte al momento della firma degli accordi ed è naturale che i sindacati più in difficoltà siano quelli che avevano accettato la scommessa. Che il clima sia difficile lo dimostrano i risultati di un sondaggio della Fiom a Mirafiori. Una parte di coloro che avevano votato sì al referendum sulle intese del 2010 si dice pentito della scelta.

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