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Cndcec in aria di proroga Ma dagli Ordini arriva l’alt

Con l’avvicinarsi del rinnovo delle cariche sia a livello territoriale, sia a livello nazionale rischia di non esserci pace per la categoria. E il motivo del contendere potrebbe proprio essere il tema elezioni. Da parte del Consiglio nazionale di categoria, infatti, è stata presentata richiesta al ministero della giustizia relativamente alla possibilità di prorogare la durata dei mandati sia del Consiglio nazionale sia degli Ordini locali in scadenza al 31 dicembre 2016. Tema in merito al quale si sono riuniti lo scorso 13 febbraio a Bologna i Coordinamenti regionali degli ordini territoriali che, a meno per quanto riguarda i rappresentanti del Nord Italia, sul punto si sono espressi a chiare lettere manifestando il loro dissenso attraverso una lettera ad hoc inviata ieri allo stesso Consiglio nazionale. «I sottoscritti rappresentanti dei Coordinamenti regionali degli ordini territoriali», si legge nella lettera inviata, «in merito alla richiesta di proroga, vogliono porre in evidenza l’inopportunità di tale atto, data l’esistenza di altri temi e di altre problematiche che appaiono decisamente più incombenti e incidenti per la nostra professione e dunque esprimono», prosegue la missiva, « il proprio dissenso in merito a tale richiesta che, semmai, sarebbe stato preferibile sottoporre al parere dell’assemblea degli Ordini territoriali al fine di condividere un giusto e costruttivo confronto». Nel dettaglio, riferendosi a tematiche più urgenti, i rappresentanti dei Coordinamenti della Valle d’Aosta, della Liguria, della Lombardia, del Triveneto e dell’Emilia-Romagna, hanno sottolineato come «sia, invece, indilazionabile l’istanza per la definitiva risoluzione da parte del ministero della giustizia della problematica relativa agli Ordini nella cui circoscrizione è stato soppresso il Tribunale per effetto della riorganizzazione della geografia giudiziaria, che non pare essere, motivo sufficiente per richiedere la proroga dei mandati». Chiaro, infine, al termine della lettera il richiamo all’unità della categoria che pare essere l’elemento maggiormente a rischio in questa vicenda. A conclusione della missiva, infatti, i rappresentanti hanno sottolineato come confidino nel fatto che «pur nel rispetto delle differenti posizioni venga seguita una strada di unitarietà che salvaguardi la professione al fine di poter continuare a presentarsi come importante e legittima interlocutrice presso le istituzioni».

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