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Cnai: non si può annientare il diritto di sostentamento minimo

Continuano gli abusi della norma a scapito dei lavoratori e dei pensionati. Stipendi e pensioni possono essere pignorati, i riscossori non devono più accontentarsi del «quinto pignorabile».

Si è trattato di un vero e proprio raggiro del codice di procedura civile attraverso l’approvazione del decreto legge «Salva Italia»; infatti i potenziali creditori anziché notificare il pignoramento al datore di lavoro o all’Inps, potranno agire direttamente sullo stipendio o pensione, una volta accreditato sul conto corrente.

Non dimentichiamo che precedentemente è stata resa obbligatoria l’apertura del conto corrente per ricevere l’accredito di somme superiori a mille euro, e poi la volta del decreto legge sulle semplificazioni che ha introdotto i nuovi limiti al pignoramento presso terzi.

Da mesi abbiamo chiesto un intervento politico come tante altre associazioni di categoria, ma a oggi non vi è stata nessuna rivisitazione della norma. Possiamo immaginare che tra qualche anno l’Italia dovrà preoccuparsi di una nuova categoria di senza tetto, questo il pensiero del presidente del Cnai Orazio Di Renzo, preoccupato per il clima di disagio che man mano si va instaurando nel nostro paese.

Tutta questa serie di manovre non sta portando alcun beneficio, perché vediamo che basta l’aumento dello spread a rendere vani tanti sacrifici. Però, sostiene Di Renzo, continuare con decreti e leggine indirizzate a prosciugare le tasche degli italiani significa anche inasprire gli stati d’animo e il numero dei suicidi.

Se da un lato è giusto salvaguardare i diritti del creditore, dall’altro non si può annientare il diritto di sostentamento minimo. Il presupposto che influenza certe correnti normative non si fonda sui principi di trasparenza, buona fede e correttezza, insindacabilmente tutti i cittadini sono considerati evasori e disonesti, pertanto le misure attivate sono sempre più drastiche. Chiaramente in questo calderone finiscono anche tante persone per bene, che oggi hanno serie difficoltà ad andare avanti.

Parlare di democrazia quando non si è più in grado di instaurare un confronto paritario tra cittadini e stato, significa non essere più in regime di democrazia, ma ritrovarsi in uno stato di regime. La perdita dell’autonomia all’uso del contante, i balzelli della pubblica amministrazione per non pagare le imprese e l’aumento della disoccupazione stanno mettendo in luce diversi aspetti. Secondo Di Renzo, siamo scivolati in un rapporto di sudditanza dove le persone non perdono solo il lavoro e il denaro, perdono l’indipendenza. Questo deve farci riflettere perché le tragedie aumentano e rischia di essere solo l’inizio di un fermento che sotto coperta sta lievitando. È chiaro che continuare ad aumentare la pressione fiscale non sta servendo a migliorare le condizioni della nostra economia, è necessario un cambiamento reale, abbiamo bisogno di un governo con idee concrete, con un piano per dirigere il paese. Dalle stime del nostro Centro studi il tasso di disoccupazione tenderà ad aumentare e altrettanto potrebbe accadere alle cessazioni di azienda, quindi capiamo che il problema potrebbe sfociare in qualcosa di molto grave; gli inoccupati sono un costo per la società che sta perdendo di vista le politiche sociali e di sussidiarietà.

Infine, conclude il presidente, quando il meccanismo dei prelievi dal conto corrente comincerà a circolare e molti si troveranno senza più soldi per vivere lavorare legalmente non sarà più importante; l’esasperazione può portare a scelte strane, come rinunciare al posto di lavoro o cercare di lavorare in nero, almeno per mangiare.

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