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Cloud Italia, piano da 6,7 miliardi per digitalizzare i servizi pubblici

Il ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale Vittorio Colao alza il velo sulla “Strategia Cloud Italia” per l’evoluzione tecnologica delle infrastrutture digitali della Pubblica amministrazione e l’adozione del modello cloud computing per i servizi pubblici. «Il cloud italiano dev’essere una casa sicura per i dati degli italiani — ha spiegato il ministro — che si devono poter fidare della Pa e dall’altro lato tutte le amministrazioni devono potere dare rapidamente e a costi ragionevoli i servizi per i cittadini».

Nel progetto del governo «c’è un po’ spazio per tutti, c’è un grande muro europeo, poi c’è un giardino, poi c’è una casa con diverse stanze di cui qualcuna con muri spessi tipo cassaforte e altre normali — ha spiegato Colao —. Molti troveranno modo di contribuire a questo disegno, italiani e non italiani ma l’Italia prende il controllo delle regole di comportamento in giardino e fuori casa». Per realizzare la Strategia Cloud Italia sul tavolo ci sono i fondi del Pnrr: «6,7 miliardi, compresi la migrazione dei dati della Pubblica amministrazione. La parte specifica sul Polo strategico nazionale invece è 1,9 miliardi». Il Polo strategico nazionale (Psn) è lo snodo chiave della strategia del governo. Si tratta dell’infrastruttura che ospiterà i dati informatici degli italiani e garantirà la sicurezza e l’autonomia tecnologica sugli asset strategici per il Paese. La pubblicazione del bando di gara per realizzare il Psn avverrà entro la fine del 2021 e «a partire dalla fine del 2022 le amministrazioni avvieranno la migrazione verso il cloud qualificato che dovrà concludersi entro la fine del 2025 ha detto il ministro. «È sicuro — ha aggiunto — che servirà acquisire competenze. Si è già partiti con un piano assunzioni e ne faremo ancora dove ci sarà bisogno. Il ministro Brunetta sta già aprendo concorsi. Con Brunetta lavoriamo un po’ a tenaglia, io sul lato cloud, lui sulle competenze a lungo termine. È un lavoro molto ben concertato».

L’aggiudicazione del bando per il Psn «non è la classica gara, ma una proposta che ci aspettiamo che ci arrivi da soggetti pubblici e privati, non è un fatto di chi sia l’azionista» ma di «chi ha le competenze per farlo». Il ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale ha tuttavia ribadito che «c’è una certa preferenza nel mantenere un controllo da parte dello Stato» sul cloud nazionale. Si tratta di una questione di sicurezza, snodo fondamentale per il Psn. «Gli strumenti per difenderci li stiamo costruendo. Sicuramente c’è una grande fragilità, quello che stiamo realizzando sul cloud è gestire una maggiore sicurezza sui dati» ha spiegato il sottosegretario di Stato delegato alla Sicurezza, Franco Gabrielli, presente ieri con Colao alla presentazione della “Strategia Cloud Italia”, che il ministro ha definito «la prima presenza esterna dell’agenzia della Cybersicurezza che, grazie alla determinazione del sottosegretario Gabrielli, finalmente ha visto la luce. Sono molto contento, perché per anni ho sostenuto la necessità di fare un grande investimento e uno sforzo per portare l’Italia al livello delle migliori realtà europee».

Al bando per il Psn stanno già lavorando due cordate: Cassa depositi e prestiti con Tim, Sogei e Leonardo e Almaviva insieme ad Aruba. Al momento c’è «la manifestazione di interesse, abbiamo risposto — ha chiarito il ministro —, abbiamo dato chiarificazioni su quello chiesto, a questo punto è il momento in cui si deve concretizzare qualcosa. A giorni ci aspettiamo proposte».

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