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Cloud di stato Il gioco delle coppie sui dati dei cittadini

Prima le proposte da parte delle cordate, entro i prossimi 15 giorni. Poi, eventualmente la gara. Sul Cloud nazionale che ospiterà i dati della Pubblica amministrazione — tra i progetti di maggior valore strategico del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) — al ministero della transizione ecologica guidato da Vittorio Colao si tenta la stretta. Per centrare l’obiettivo di aggiudicare i lavori da 900 milioni entro l’anno e far partire il Polo strategico nazionale (Psn), bisogna fare presto. Ma i problemi tecnici e giuridici di impostazione di quello che dovrebbe essere un partenariato pubblico-privato sono molti. E c’è tanto movimento anche tra i competitori che stanno ancora verificando le migliori alleanze.Gli sfidanti

Quella che si profilava come una sfida a tre, con altrettanti colossi come capicordata, sta cambiando ancora in queste ore. Resta solida l’alleanza stretta da Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, con Amazon web services (Aws), cui si è aggiunta anche Fastweb con i propri data center. A muoversi è in particolare la controllata Fincantieri NexTech che, attraverso alcune acquisizioni strategiche, sta costruendo un nuovo pilastro del gruppo nell’Ict.

Mosse che non sono passate inosservate nel quartier generale di Leonardo, con il quale c’è da sempre competizione. La naturale vocazione del gruppo guidato da Alessandro Profumo a sviluppare nuove tecnologie nella cybersecurity, nonché la titolarità di infrastrutture con le quali Piazza Monte Grappa già assicura la segretezza di dati sensibili dei ministeri della Difesa e degli Interni, sono sfociate in un piano che ha già visto siglare una serie di accordi. Prima con Aruba, il più grande cloud provider italiano, poi con Microsoft. Tutto mentre Tim portava a compimento un’alleanza, partita ormai due anni fa, con Google Cloud per la creazione di «innovativi servizi di cloud pubblico, privato e ibrido».

Ma le carte si sarebbero già rimescolate, anche se nulla di ufficiale trapela. Alle viste ci sarebbe una nuova super alleanza tra Tim e Leonardo, nella quale si starebbe profilando, come possibile partner pubblico, Cassa depositi e prestiti (al 9,81% azionista di Tim). Una fuga in avanti che cambierebbe gli equilibri della competizione, lasciando Fincantieri più isolata nella corsa. Ma i giochi non sono ancora fatti.

Le opzioni tecniche per realizzare il progetto sono più d’una. Quella indicata formalmente dal Pnrr è il partenariato pubblico-privato, la cui procedura prevede che i soggetti interessati producano delle proposte, e che sulla base di queste venga poi costruita la gara vera e propria. Ma non è detto che si proceda in questo modo: un’altra opzione è procedere alla gara senza il modello del partenariato pubblico-privato. Del resto, se si vuole inserire un soggetto pubblico a garanzia dell’operazione, sia dal punto di vista finanziario che tecnico, si può farlo anche in un secondo momento. Oppure si può evitare la gara e lasciare l’iniziativa al Mef, tramite Cassa depositi e prestiti, di costruire una scatola nella quale inserire i vari soggetti interessati alla realizzazione del progetto. Magari senza escluderne nessuno.Sovranità

Il massiccio approdo sulla scena del famigerato Gam, il terzetto Google, Amazon, Microsoft, ha destato non poche preoccupazioni. Certo, si è detto, il Psn avrà un’infrastruttura di data center in Italia, poi però la tecnologia dei cloud è degli americani (anche dei cinesi, ma non sono mai entrati in gara nel nostro Paese soprattutto dopo la levata di scudi del premier Mario Draghi). E chi ci assicura che mettendo i dati sui cloud, questi non verranno acquisiti fuori dai nostri confini?

La risposta, secondo il ministro Colao, l’ha già fornita la Francia che ha stabilito che tecnologia e software non europei possono essere usati solo su licenza o fornitura. Colao ha parlato di codici sorgente e chiavi crittografiche che assicurerebbero la non disponibilità di questi dati fuori dai nostri confini. Il che non ci metterebbe al riparo dal Cloud Act, la legge federale Usa che prevede per le società con sede in America, ma anche per quelle che stanno in Europa e hanno una partecipata negli Usa, l’obbligo di fornire dati utili a indagini su reati gravi, come il terrorismo o la pedopornografia. Il soggetto cui viene fatta richiesta può opporsi ma deve farlo davanti a un giudice americano. Sul punto la Commissione europea sembra orientata a aprire un tavolo di confronto.

Intanto però i partiti politici con vocazione sovranista hanno già drizzato le antenne. Fratelli d’Italia in particolare, ma anche il M5S, hanno pronta una mozione per impegnare il governo a tenere altissima la guardia contro le invasioni dei Big Tech. Se le mozioni non sono ancora state presentate è solo per dare al ministro Colao la possibilità di dimostrare che la difesa dei dati italiani verrà assicurata. Anche questo rallenta le procedure di selezione dei progetti in gara. E potrebbe modificare la modalità di presentazione delle offerte.

Quelle stesse alleanze con i Gam, sbandierate fino a qualche giorno fa, ultimamente vengono lasciate sottotraccia. È probabile, ad esempio, che la proposta Tim-Leonardo, se mai vedrà la luce, venga presentata al netto dei fornitori tecnologici, proprio per dare l’idea che il supporto dei Gam sia un corredo dell’offerta, non la sostanza: qualcosa che verrà dopo e che sarà regolata attraverso regole contrattuali sulle quali potrà avere il suo peso l’applicazione del golden power. Intanto si sta procedendo alla classificazione dei dati: non tutti andranno sul cloud, non quelli più sensibili per la difesa e la sicurezza. E per gli altri saranno previsti diversi livelli di permeabilità.

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