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Clinton-Trump, scontro al veleno “Sei inadatto”. “Tu meriti la galera”

Era iniziato nel modo peggiore, i due candidati che arrivano insieme sul palco e neanche si stringono la mano. È continuato in un crescendo di attacchi personali, complici le inevitabili domande sul video sessista di Donald Trump e i tradimenti (passati) di Bill Clinton. Solo alla fine, grazie all’ultima domanda (“cosa rispettate del vostro avversario?”) il clima si è un po’ disteso con Hillary Clinton che ha risposto “i suoi figli” e Donald Trump che l’ha definita “una combattente”.
Il secondo dibattito presidenziale — arrivato in diretta tv dopo tre giorni di feroci polemiche sul video sessista di The Donald, i sempre più numerosi leader repubblicani che lo abbandonano e i sondaggi che lo danno (quasi) sicuro perdente — è stato aperto un’ora e mezzo prima del previsto da un colpo di scena del tycoon di New York, che si è presentato al Four Season Hotel di St.Louis per un evento-conferenza stampa improvvisata insieme a quattro donne. E Juanita Broaddrick, Paula Jones, Kathleen Willey e Kathy Shelton hanno ripetuto le terribili accuse (molestie e stupro) contro Bill Clinton.
Trump si è detto “imbarazzato” per quelle che ha definito “chiacchiere da spogliatoio” e ha continuato a difendersi attaccando l’ex presidente (nonché marito della candidata democratica). All’inizio è apparso nervoso, mentre Hillary lo guardava sprezzante, poi ha ripreso poco a poco confidenza con un paio di battute azzeccate (parlando delle email della ex First Lady ha detto “se andrò al governo Hillary finirà in galera”) e ripetendo i suoi soliti slogan su tasse e musulmani.
Sesso ma non solo, anche gli scambi sulla politica estera (Siria in primis) sono stati piuttosto infuocati con Hillary che lo ha accusato di essere troppo amico di Putin (“quando sarò presidente darò ai curdi le armi per combattere lo Stato Islamico”) e lui che gli ha rinfacciato la morte dell’ambasciatore Usa a Bengasi.
Un dibattito che probabilmente ha fatto cambiare idea a pochi, in cui Trump è riuscito a difendersi forse meglio del previsto e in cui però — ancora una volta — Hillary ha dimostrato di essere più calma, più fredda e dunque più “presidenziale. Più che al dibattito The Donald guarda adesso ai prossimi giorni, pronto a rilanciare a tappeto le accuse sessiste a Bill e a cavalcare quello che ha definito “lo scandalo delle email” della ex First Lady, anche se in realtà sono del capo della campagna democratica John Podesta rese pubbliche da Wikileaks che dimostrano i legami fin troppo stretti (anche se non è una novità) tra Hillary e Wall Street.
Ci vorrà ancora qualche giorno per capire quanto il video sessista e il dibattito di ieri abbiano influito sulle scelte di un elettorato in cui resta ancora molto alto il numero degli incerti. Gli early votes, il voto anticipato in diversi Stati che secondo le previsioni potrebbe riguardare il 30 per cento dei votanti (tra i 30 e i 40 milioni di persone), favorisce oggi la candidata democratica. I sondaggi più significativi danno Hillary avanti di quattro-cinque punti nel voto popolare, in vantaggio in Stati-chiave come Florida e Ohio e addirittura con una (piccola) possibilità di vincere in roccaforti repubblicane quali l’Arizona (con l’eccezione di Clinton nel 1996, l’ultima vittoria democratica risale al 1948), la North Carolina (Obama vinse a sorpresa nel 2008, ma nel 2012 lo Stato andò a Romney) e la Georgia. Se ciò accadesse quella democratica diventerebbe una vittoria a valanga, con una possibile riconquista del Senato e di molti seggi repubblicani alla Camera.

Alberto Flores D’Arcais

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