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Clima, Sos dopo Trump il mondo a caccia di fondi

Due anni fa era arrrivato Barack Obama per firmare gli accordi della Cop21. Questa volta spicca l’assenza del leader Usa eppure l’America risponde presente al vertice sul clima convocato in emergenza da Emmanuel Macron. «Non sono gli Stati Uniti ad essere usciti dagli accordi di Parigi, è Donald Trump » , sorride l’ex governatore della California Arnold Schwarzenegger, diventato fervente militante ambientalista e fotografato in bicicletta per le strade della Ville Lumière. Ci sono l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg e l’attuale governatore della California, Jerry Brown, promotori dell’America’s Pledge che impegna 20 stati federali, 110 città e 1.400 aziende americane sulla riduzione di gas serra nonostante la gran rinuncia di Washington. C’è l’ex segretario di Stato, John Kerry, che ha tuonato contro la « vergogna » del ritiro americano. Sfilano le star come Leonardo di Caprio, Sean Penn. E ci sono soprattutto donatori come Bill e Melinda Gates che hanno promesso 315 milioni di dollari per aiutare i contadini africani con il cambiamento climatico.
I Gates sono i migliori rappresentanti della “ coalizione di filantropi” che Macron ha cercato di riunire ieri. Il “ One Planet Summit” era soprattutto un campagna di raccolta fondi al più alto livello per dare concretezza alla lotta contro il riscaldamento climatico. Era l’obiettivo dichiarato del giovane presidente che conosce bene il mondo della finanza. Macron è riuscito a sbloccare denaro, tanto, per tentare di realizzare almeno un po’ delle promesse fatte due anni fa. «Stiamo perdendo questa battaglia » , dice il leader francese con calcolato allarmismo. « Non andiamo abbastanza veloci » , continua Macron che ha fatto scortare una cinquantina di capi di Stato e di governo a bordo di una chiatta sulla Senna fino all’Ile Séguin, l’isola che per oltre mezzo secolo fu sede delle fabbriche Renault.
La giornata è cominciata con un ingorgo record, 552 di chilometri di code intorno alla capitale, proprio a causa del summit. Uno dei tanti paradossi di questo vertice quasi alternativo alle tradizionali conferenze Onu sul clima, convocato in urgenza come reazione alla decisione degli Stati Uniti di uscire dagli accordi di Parigi. « Sono certo che il mio amico Trump cambierà idea » , commenta Macron in un’intervista alla Cbs, sottolineando la «responsabilità davanti alla Storia » del leader americano. L’amministrazione Usa era rappresentata solo da un addetto diplomatico oltre che dal vistoso Suv parcheggiato con tanto di bandiera a stelle e strisce dinanzi all’ingresso stampa del centro congressi.
Il summit si è concluso con l’annuncio di 12 azioni, tra cui un programma per lo sviluppo di auto elettriche in otto stati americani, un fondo di investimento per i paesi caraibici colpiti dagli uragani, un gruppo di oltre duecento banche e fondi di investimento pronto a valutare il rischio climatico nel loro portafoglio. « Il mondo va avanti anche senza gli Stati Uniti » , ha commentato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, soddisfatto del vertice. Secondo Macron «non saranno i grandi summit diplomatici a risolvere i problemi del clima». La formula ibrida del One Planet Summit è destinata a ripetersi. Il leader francese ha infatti auspicato che il vertice si tenga ogni anno, collegato a un sito nel quale la società civile possa verificare l’avanzamento degli impegni presi.

Anais Ginori

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