Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il cliente deve dimostrare l’indebito

Il correntista che chiede la restituzione di somme non dovute ha l’onere di dimostrare l’avvenuto pagamento dei relativi importi e la mancanza di una causa dei versamenti. Lo afferma il Tribunale di Roma (giudice Guido Romano) nella sentenza 3715 dello scorso 20 febbraio.
Il giudizio è stato promosso da una Srl titolare di due conti correnti bancari, che ha lamentato di aver pagato, nel corso degli anni, interessi usurari e altre somme non dovute (per anatocismo, variazioni unilaterali delle condizioni di contratto nonché commissioni di massimo scoperto). L’attrice ha quindi domandato la rideterminazione del dare/avere e la condanna della banca alla restituzione degli importi indebitamente percepiti. Dal canto suo, l’istituto di credito ha chiesto il rigetto delle pretese dell’attrice.
In via istruttoria, il Tribunale ha nominato un consulente tecnico d’ufficio, a cui ha affidato l’incarico di accertare se gli interessi fossero stati applicati correttamente. L’ausiliare del giudice ha, però, risposto di non poter adempiere il mandato, a causa «della incompletezza della documentazione acquisita agli atti».
Nel decidere la controversia, il giudice richiama la sentenza 24948/2017 della Cassazione, per la quale il correntista che agisce in giudizio per la ripetizione dell’indebito deve dimostrare sia i pagamenti sia la «mancanza, rispetto a essi, di una valida “causa debendi”». È quindi lui, il correntista, ad avere «l’onere di documentare l’andamento del rapporto con la produzione di tutti quegli estratti conto» che evidenzino le singole rimesse che, in quanto riferite a somme non dovute, siano «suscettibili di ripetizione».
Anche perché – si legge ancora nella sentenza -, se il giudice esclude la validità degli accordi relativi agli interessi, «la rideterminazione del saldo del conto deve avvenire attraverso i relativi estratti a partire dalla data della sua apertura». Ciò per poter giungere all’integrale «ricostruzione del dare e dell’avere» (con l’applicazione del tasso legale) in base a «dati contabili certi», mentre si deve escludere la possibilità del ricorso a «criteri presuntivi o approssimativi».
Nel caso in decisione, il consulente aveva potuto esaminare solo una parte degli estratti dei conti correnti intestati alla Srl. Né, comunque, il giudice poteva ordinare alla banca, in base all’articolo 210 del Codice di procedura civile, l’esibizione di tutti gli estratti conto. Infatti, tale ordine non può supplire a un difetto di prova di uno dei litiganti, e comunque il giudice ha facoltà di disporre l’esibizione solo dei documenti che non siano nella disponibilità della parte; il che si doveva escludere nella vicenda in esame, giacché la correntista era «già nel possesso della documentazione» utile ai fini della decisione.
Così la domanda è stata respinta, «non avendo parte attrice assolto ai propri oneri probatori». Alla soccombenza è seguita la condanna al pagamento delle spese di lite, liquidate in 10mila euro, e della consulenza tecnica d’ufficio.

Antonino Porracciolo

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

In anticipo su alcuni aspetti, ad esempio lo smaltimento dei crediti in difficoltà; in ritardo su a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le materie prime – soprattutto l’oro e il petrolio – sono tornate a regalare soddisfazioni all...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Apprezzamento unanime» per i dati di bilancio e conferma del sostegno all'amministratore delegato...

Oggi sulla stampa