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Il clearing sui derivati in euro dovrà traslocare da Londra

A pochi giorni dall’inizio dei negoziati tra Londra e Bruxelles sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, la Commissione europea ha presentato ieri un progetto legislativo che deve consentire alle autorità comunitarie di meglio controllare nei paesi terzi le operazioni di compensazione delle contrattazioni in euro. L’obiettivo è di evitare nuovi rischi alla stabilità finanziaria legati a Brexit. Attualmente, infatti, le operazioni di clearing hanno luogo soprattutto a Londra.
«La continua sicurezza e stabilità del nostro sistema finanziario rimane una priorità chiave – ha detto a Strasburgo il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis –. Alla luce dell’uscita dall’Unione della principale piazza finanziaria dobbiamo adattare le nostre regole in modo che i nostri sforzi siano indirizzati sulla buona strada». La proposta, in realtà una modifica a un pacchetto legislativo del 2012, è rivolta alle controparti centrali, ossia le camere di compensazione.
Il testo prevede che le controparti centrali (note con l’acronimo inglese Ccp) in paesi terzi siano di due tipi. Quelle non sistemiche continueranno a essere regolate dalle attuali norme. Quelle invece ritenute sistemiche saranno regolate da nuove norme. Dovranno sottostare alle regole prudenziali europee, alle eventuali regole nazionali della banca centrale di riferimento, e infine permettere visite di controllo da parte dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma).
La proposta prevede che, nel caso di controparte centrale particolarmente importante e quando la stabilità finanziaria è a rischio, l’Esma possa chiedere il trasloco dell’istituzione dal paese terzo al territorio comunitario. La decisione verrebbe presa dalla Commissione. Nei fatti, il progetto legislativo propone che in questo delicato settore il rapporto con la Gran Bretagna sia simile alla relazione con gli Stati Uniti, per la quale Bruxelles e Washington hanno create forme di sorveglianza extraterritoriale.
L’iniziativa dell’esecutivo comunitario giunge mentre a giorni dovrebbero iniziare difficili negoziati sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. Il tentativo di Bruxelles è di reagire in anticipo alle conseguenze che Brexit avrà sulle contrattazioni finanziarie in euro compensate a Londra (si veda Il Sole 24 Ore del 9 giugno). Vi sono attualmente 17 controparti centrali sul territorio comunitario. Altre 28 in paesi terzi possono offrire il loro servizio nell’Unione.
Il progetto legislativo richiederà il benestare del Consiglio e del Parlamento. Uno dei principali protagonisti di questo mercato, la filiale LCH del London Stock Exchange, ha spiegato lunedì scorso di non essere preoccupata dalla scelta comunitaria perché è già presente a Parigi, dove è vigilata dalle autorità locali. Dal canto suo, la Commissione ha ammesso che il trasferimento delle controparti centrali sul territorio comunitario potrebbe comportare un aumento dei costi per la clientela.
A preoccupare per la stabilità finanziaria è il clearing dei derivati. Nel giugno 2016 circolavano derivati all’ingrosso per un valore di 544mila miliardi di dollari. Il 62% di questo totale è compensato da controparti centrali, rispetto al 36% di fine 2009. «Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione – ha notato ieri la Commissione – i rischi aumenteranno poiché un volume sostanzioso delle transazioni in derivati denominati in euro o in altre valute europee è attualmente compensato a Londra».
Interpellato ieri sull’ipotesi che l’iniziativa comunitaria possa creare nuove tensioni con il Regno Unito, il vice presidente Dombrovskis ha spiegato: «Dobbiamo (…) assicurare la stabilità finanziaria. Questo è il ragionamento che sottintende la nostra scelta. Il sistema duale che abbiamo ideato non è nuovo a livello internazionale». L’ex premier lettone ha anche fatto notare che il trasferimento sul territorio comunitario di una Ccp non è automatico, ma una extrema ratio che dipende da una richiesta esplicita dell’Esma.

Beda Romano

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