Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Clausole vessatorie, tutela ex ante

Tutela d’ufficio contro le clausole vessatorie a danno dei consumatori. La Corte di giustizia europea ha stabilito che il magistrato deve rilevare l’abusività di una clausola anche nei procedimenti sommari per decreto ingiuntivo, quando ancora il consumatore non ha la possibilità di far valere le sue ragioni (sentenza 14 giugno 2012 nella causa C-618/10). Si pensi a una banca che chieda al tribunale di ingiungere con decreto una certa somma e il giudice, nel leggere la richiesta e nel vagliare i documenti allegati, si accorga di una clausola vessatoria: la corte europea sostiene che quel giudice deve respingere l’istanza, anche se il debitore non è stato nemmeno ancora convocato in giudizio. Come quello che è successo a un cittadino spagnolo, dalla cui vicenda è scaturita la pronuncia in commento. Una pronuncia che può avere riflessi anche in Italia, considerato che molto spesso il giudice, nell’esaminare i ricorsi per decreto ingiuntivo, si limita a un controllo formale e non procede a un più approfondita analisi. D’altra parte la sede opportuna per discutere il merito è la causa di opposizione al decreto ingiuntivo proposta dal debitore, cui il decreto deve essere notificato. Tuttavia va segnalato che in caso di mancata opposizione si rischia che diventi definitivo il decreto ingiuntivo formalmente regolare, ma sostanzialmente in contrasto con la normativa di tutela del consumatore.

Ma vediamo innanzitutto come sono andati i fatti.

Un cittadino spagnolo ha stipulato un contratto di mutuo di 30 mila euro con una banca iberica per l’acquisto di un autoveicolo destinato a soddisfare le esigenze familiari. Il tasso di interesse moratori era fissato al 29%.

Il debitore non ha pagato sette mensilità e la banca ha ritenuto sciolto il contratto prima della scadenza naturale. L’istituto ha chiesto al giudice un’ingiunzione di pagamento per una somma pari alle mensilità rimaste insolute, maggiorate degli interessi.

Il giudice non ha accolto la richiesta della banca e ha emesso un’ordinanza con la quale dichiarava, da un lato, che il contratto controverso era un contratto di adesione, stipulato senza reali possibilità di trattativa e comprendente condizioni generali imposte e, dall’altro, che il tasso degli interessi moratori del 29% era stabilito in una clausola dattiloscritta che non si distingueva rispetto al resto del testo, per quanto riguarda la tipologia dei caratteri, le dimensioni dei caratteri utilizzati o la specifica accettazione da parte del consumatore.

Il giudice ha dichiarato d’ufficio la nullità di pieno diritto della clausola relativa agli interessi moratori in quanto clausola abusiva e ha inoltre fissato il medesimo tasso al 19% riferendosi al tasso d’interesse legale ed al tasso degli interessi moratori di cui alle leggi finanziarie spagnole dal 1990 al 2008. Il giudice ha anche ordinato alla banca di effettuare un nuovo calcolo dell’ammontare degli interessi.

La banca ha appellato l’ordinanza, sostenendo che il giudice non poteva né dichiarare d’ufficio la nullità della clausola contrattuale relativa agli interessi moratori, ritenuta abusiva, né procedere alla revisione della medesima.

A questo punto il giudice di appello ha rinviato la questione alla Corte europea per una verifica della conformità della legislazione nazionale alla normativa comunitaria.

La legislazione spagnola in materia di tutela degli interessi dei consumatori e degli utenti, infatti, non autorizza i giudici investiti di una domanda d’ingiunzione di pagamento a dichiarare, d’ufficio la nullità delle clausole abusive, in quanto la verifica della legittimità di queste ultime ricade nell’ambito del procedimento ordinario, il quale è instaurato soltanto nel caso di opposizione proposta dal debitore.

Anche nell’ordinamento italiano il procedimento per ingiunzione è caratterizzato dal fatto che il giudice si limita alla verifica formale dei requisiti richiesti per la adozione del decreto ingiuntivo, il quale non ha comunque efficacia di accertamento, salvo che nel caso in cui il debitore decida di non presentare opposizione.

A questo punto si apre un giudizio ordinario a cognizione piena e si sviscerano tutti i nodi della questione.

Il giudice spagnolo ha posto, tra gli altri, i seguenti quesiti relativi alla direttiva 93/13/Cee: 1) se il diritto comunitario dei consumatori e degli utenti, impone al giudice nazionale di pronunciarsi d’ufficio, in qualsiasi fase del procedimento, sulla nullità o l’adeguamento di una clausola sugli interessi moratori, e se il giudice possa scegliere, senza ledere i diritti del consumatore di lasciar dipendere dall’iniziativa del debitore l’eventuale esame di tale clausola a seguito di opposizione; 2) se il giudice, una volta rilevata la nullità, possa modificare le clausole contrattuali bocciate.

Al primo quesito la corte ha risposto affermativamente: questo incentiverà anche il giudice italiano a vagliare le clausole vessatorie rilevanti per l’emissione di un decreto ingiuntivo già nella prima fase del procedimento, assente il debitore. Al secondo quesito la corte ha risposto negativamente: la clausola abusiva salta e basta.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa