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Clausole vessatorie inefficaci se firmate insieme alle altre

Sono inefficaci le clausole vessatorie previste dall’articolo 1341 del Codice civile se la loro approvazione avviene assieme alle altre condizioni generali e non in modo separato. Lo ricorda il Tribunale di Reggio Emilia (giudice Gianluigi Morlini) in un’ordinanza dello scorso 30 ottobre.
Nei fatti, una srl aveva concluso un contratto di leasing con una spa per l’acquisto di sei essiccatoi; la srl si era impegnata a pagare canoni per 96mila euro, ma i versamenti si erano fermati a 82mila. Così la società concedente aveva risolto il contratto ed era rientrata nel possesso delle cose. Dopo la pronuncia di fallimento della srl, la curatela ha chiesto al Tribunale emiliano la restituzione dei canoni versati con la deduzione del giusto compenso per l’utilizzo dei beni. Ciò sul presupposto che al leasing dovessero applicarsi le regole della vendita con riserva della proprietà, che prevedono l’obbligo del venditore di restituire le rate riscosse (salvo il diritto a un equo compenso per l’uso della cosa) quando la risoluzione del contratto è dovuta all’inadempimento del compratore (articolo 1526, comma 1, del Codice civile).
La società concedente ha eccepito l’incompetenza per territorio del giudice di Reggio Emilia in favore di quello di Milano, come previsto dalle condizioni generali del contratto approvate per iscritto; nel merito, ha sostenuto che i canoni pagati erano pari all’equo compenso che le spettava per l’utilizzo dei beni da parte della srl.
Nel rigettare l’eccezione di rito, il giudice osserva che effettivamente «la competenza territoriale esclusiva del Tribunale di Milano (era) prevista dall’articolo 19 delle condizioni generali di contratto pattuite tra le parti, espressamente sottoscritte» secondo le modalità dell’articolo 1341 del Codice civile. La firma, però, era contenuta in uni co contesto e senza che fossero state distinte le clausole vessatorie dalle condizioni ordinarie.
«Tanto basta – sostiene il Tribunale – a far ritenere inefficace l’approvazione», dal momento che tale sottoscrizione privava l’approvazione della specificità e della separatezza richieste dall’articolo 1341 del Codice civile e dunque rendeva «difficoltosa la selezione e la conoscenza delle clausole a contenuto realmente vessatorio». Infatti, «la norma – prosegue la motivazione, richiamando la sentenza n. 9492/2012 della Corte di cassazione – richiede non solo la sottoscrizione separata, ma anche la scelta di una tecnica redazionale idonea a suscitare l’attenzione del sottoscrittore sul significato delle clausole specificamente approvate».
Nel merito, l’ordinanza rileva che, in base alla consulenza tecnica d’ufficio, era pari a 67mila euro l’equo compenso dovuto alla concedente per l’utilizzo degli essiccatoi, tenuto conto della durata di tale utilizzo e del valore residuo al momento della restituzione. Il Tribunale condanna quindi la spa a pagare alla curatela fallimentare 15mila euro, pari alla differenza tra l’importo versato e il compenso dovuto.

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