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Clausole vessatorie anelastiche

La clausola con la quale si preveda la deroga alla competenza territoriale è, per esplicita previsione dell’art. 1341, secondo comma, del codice civile, una clausola vessatoria, per la quale si richiede l’espressa approvazione per iscritto da parte del contraente cosiddetto debole.

Così la Corte di cassazione con l’ordinanza 3307/2018, che si inscrive nel novero di una serie di recenti pronunce in tema di tutela del consumatore.

Vediamole nel dettaglio.

CONCILIAZIONE ANCHE PER LE DOMANDE RISARCITORIE

Il tentativo di conciliazione obbligatorio non è affatto escluso per le domande risarcitorie.

È quanto hanno ribadito i giudici della terza sezione civile della Corte di cassazione con l’ordinanza n. 4575 dello scorso 28 febbraio.

I giudici di piazza Cavour hanno altresì evidenziato nella pronuncia in commento, che la mancata previsione della competenza del Corecom a decidere la controversia sul maggior danno liquidabile, su richiesta delle parti non può incidere sull’estensione dell’ambito di applicabilità del tentativo obbligatorio di conciliazione previsto dall’art. 1, comma 11, della legge, regolato dagli artt. 4 e ss. della medesima delibera («Capo II – Tentativo obbligatorio di conciliazione») e non dagli artt. 14 e ss. («Capo III – Definizione delle controversie»).

Si evidenzia, inoltre, che l’art. 1, comma 11, della legge n. 249/1997 prevede semplicemente un tentativo di conciliazione obbligatorio per tutte le «controversie che possono insorgere fra utenti o categorie di utenti e un soggetto autorizzato o destinatario di licenze oppure tra soggetti autorizzati o destinatari di licenze tra loro», senza alcuna limitazione, e quindi non esistono motivi per escludere dal suo ambito di applicazione le domande risarcitorie conseguenti alla violazione dei rapporti contrattuali tra operatori e utenti del servizio (tale esclusione – osservano i supremi giudici – finirebbe per vanificare la stessa ratio della previsione di un tentativo di conciliazione obbligatorio, dal momento che nella materia in esame il risarcimento è generalmente l’oggetto principale delle domande che vengono proposte dagli utenti, e a volte l’unico).

Ma, il mancato esperimento del tentativo di conciliazione, hanno affermato gli Ermellini, soprattutto in base al nuovo testo dell’art. 3, comma 1, della delibera 173/07/CONS, che prevede espressamente solo una temporanea improcedibilità – non si può però ritenere condizione di proponibilità della domanda, come preteso dalla ricorrente, ma costituisce solo una condizione di procedibilità di essa, ed impone al giudice (anche di appello) di fissare alle parti un termine per il suo esperimento (Cass. Sez. 1, sentenza n. 24711 del 4/12/2015, Rv. 638157 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 17480 del 2/9/2015, Rv. 636797 – 01; Sez. 3, sentenza n. 14103 del 27/6/2011, Rv. 619043 – 01).

Il thema decidendum vedeva Alfa S.r.l. che ha agito in giudizio nei confronti di Alfa S.p.A., Beta S.p.A. e Gamma S.r.l. onde ottenere la risoluzione per inadempimento di un contratto di fornitura di servizi telefonici – con richiesta di portabilità – stipulato con la prima, e ha chiesto l’indennizzo contrattuale, lo storno di alcune fatture nonché il risarcimento dei danni subiti, anche in conseguenza del ritardo con il quale era stato attuato il rientro della propria linea telefonica presso l’originario operatore Beta S.p.A., con conseguente temporanea sospensione del servizio di telefonia.

Le domande sono state dichiarate improponibili dal Tribunale, per il mancato esperimento del tentativo di conciliazione obbligatorio di cui all’art. 1, comma 11, della legge 31 luglio 1997 n. 249.

La Corte di appello, in parziale riforma della decisione di primo grado, confermata l’improcedibilità delle domande di indennizzo e di storno fatture, ha condannato in solido Alfa S.p.A. e Beta S.p.A. al pagamento di un risarcimento.

COME ACCERTARE LA DIFETTOSITÀ DI UN PRODOTTO

Non si può far discendere la difettosità di un prodotto dal solo fatto che esso abbia prodotto un danno, giacché la natura difettosa va accertata sotto il duplice profilo della anomalia della presenza di un elemento idoneo ad arrecare danno all’uomo e della mancanza delle informazioni «minime» richieste dalla legge.

È quanto si legge nell’ordinanza n. 3692 della Corte di cassazione, sezione terza civile, dello scorso 15 febbraio.

Tizio convenne in giudizio la Alfa s.p.a. chiedendone la condanna al risarcimento dei danni sofferti per avere utilizzato (per detergersi il sudore dal viso, dal collo e dagli avambracci) un fazzolettino di carta – a marchio «x» – prodotto dalla convenuta, che aveva determinato una reazione cutanea – imputabile ad allergia da metallo – con una conseguente estesa dermatite protrattasi per oltre tre mesi;

– la convenuta resistette alla domanda, che venne rigettata dal Tribunale, con condanna dell’attrice al pagamento delle spese di lite;

– la Corte di appello ha riformato la sentenza, affermando la responsabilità della convenuta e condannandola al risarcimento dei danni, oltre al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio;

– la Alfa s.p.a. ha proposto ricorso per cassazione affidato a un unico motivo illustrato da memoria; ha resistito l’intimata con controricorso.

CLAUSOLE VESSATORIE: IL MODELLO CONTRATTUALE DEVE ESSERE PIENAMENTE LEGGIBILE

La clausola con la quale si preveda la deroga alla competenza territoriale è, per esplicita previsione dell’art. 1341, secondo comma, cod. civ., una clausola vessatoria, per la quale si richiede l’espressa approvazione per iscritto da parte del contraente c.d. debole.

Lo hanno affermato i giudici della sesta sezione civile – 3 della Corte di cassazione con l’ordinanza n. 3307 dello scorso 12 febbraio.

I giudici hanno, altresì, osservato come il primo comma dell’art. 1341 del codice civile, tuttavia, dispone che le condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti siano efficaci nei confronti dell’altro «se al momento) della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria diligenza». Nel caso di specie la società ricorrente sostiene di non aver potuto in realtà visionare l’originale del contratto contenente la contestata clausola derogatoria e di aver apposto la propria firma su di una copia pressoché del tutto illeggibile; la Corte d’appello, da parte sua, riconosce la sostanziale illeggibilità (dato che le clausole erano «scritte piccolissime»), ma specifica che nel facsimile prodotto le clausole erano perfettamente leggibili e che la ricorrente non aveva mai contestato, in sede di merito, la conformità del facsimile rispetto al documento realmente sottoscritto.

Al termina della pronuncia in esame i supremi giudici hanno affermato il seguente principio di diritto: «In materia di contratti conclusi mediante la sottoscrizione di moduli o formulari predisposti per disciplinare in modo uniforme determinati rapporti (nella specie, utenza telefonica), la clausola con cui si stabilisce una deroga alla competenza territoriale ha natura vessatoria e deve essere, ai sensi dell’art. 1341, secondo comma, cod. civ., approvata espressamente per iscritto. Qualora la medesima risulti scarsamente o per nulla leggibile, sia perché il modello è in fotocopia sia perché i caratteri grafici sono eccessivamente piccoli, il contraente debole può esigere dalla controparte che gli venga fornito un modello contrattuale pienamente leggibile; ma, ove ciò non abbia fatto, non può lamentare in sede giudiziale di non aver rettamente compreso la portata della suddetta clausola derogatoria».

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