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Clausola spalle al muro

Il garante autonomo è pienamente legittimato a sollevare, nei confronti della banca, l’eccezione di nullità della clausola anatocistica: così si è espressa lo scorso 10 gennaio 2018 la Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 371.

La vicenda trae spunto da una «classica» opposizione a decreto ingiuntivo spiegata dai fideiussori c.d. a prima richiesta nei confronti di una banca che a loro chiedeva il pagamento del saldo negativo di un conto corrente. Nell’ambito dell’opposizione, la Banca ha contestato la possibilità, in capo a quest’ultimi, di eccepire l’anomalia del rapporto (rectius: l’applicazione di pratiche anatocistiche), essendosi contrattualmente impegnati a rinunciarvi. Tanto ha fatto in ragione della cristallizzazione, negli ultimi anni, di una corrente giurisprudenziale secondo cui i fideiussori c.d. a prima richiesta sono da considerarsi autonomi garanti, del tutto «estranei» al rapporto debitore/garantito, essendosi contrattualmente obbligati ad eseguire, a semplice richiesta del creditore, la prestazione dovuta dal debitore, senza poter sollevare eccezione alcuna in ordine al medesimo rapporto garantito.

Benché quella sostenuta dalla banca rappresenti una tesi apparentemente diffusa nelle corti di merito, quantomeno nell’ultimo quinquennio, essa è stata respinta dagli Ermellini. Resta confermato, infatti (come già ampiamente affermato dalla giurisprudenza), per i giudici di Piazza Cavour, che «l’impermeabilità» del contratto autonomo di garanzia non ricorre nel caso di escussione abusiva della garanzia, ossia quando il garantito chiede al garante il pagamento di un debito già estinto (es. perché già saldato ovvero prescritto)

Tuttavia, per gli stessi giudici, possono venire in rilievo anche altre ipotesi che abilitano il c.d. contraente autonomo di garanzia a sollevare eccezioni in merito al rapporto garantito.

Si tratta, in particolare, dei casi in cui le eccezioni attengono: alla validità dello stesso contratto di garanzia; al rapporto tra garante e beneficiario; all’inesistenza del rapporto garantito; alla nullità del contratto-base per contrarietà a norme imperative o illiceità della causa (cioè quando attraverso il contratto di garanzia si tenda ad assicurare un risultato che l’ordinamento vieta).

Ed è proprio tale ultima fattispecie ad essere venuta in rilievo nella vicenda esaminata: per la Cassazione, invero, le clausole che prevedono una capitalizzazione degli interessi potrebbero (ricorrendone le condizioni) essere affette proprio da nullità per contrasto con norme imperative.

Più in generale, gli Ermellini individuano la necessità di dare una corretta interpretazione ai principi enunciati dalla pronuncia a Sezioni unite n. 3947/2010, che ha finito per descrivere i margini di operatività del contratto autonomo di garanzia nel nostro ordinamento. Autonoma garanzia, infatti, non significa assenza totale di collegamento tra rapporto debitore/creditore garantito e rapporto garante/creditore garantito. Infatti, per il Palazzaccio permane sempre un certo margine di coordinamento, benché più «sottile» rispetto a quello che opera ordinariamente nell’ambito del contratto di fideiussione (che dipende tout court da quello principale.

In sostanza, l’obbligazione autonoma di garanzia è pur sempre accessoria rispetto al rapporto debitori, benché l’accessorietà assuma un carattere elastico, limitando, ma non elidendo, margini di possibile contestazione.

Maurizio Finocchio e Fabio Antonio Ferrara

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