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Clausola Iva da 12,4 miliardi Imprese, taglio ai contributi

Il taglio del cuneo fiscale per le imprese da 2-3 miliardi farà principalmente rotta sulla riduzione dei contributi sociali. Ma non è ancora del tutto escluso anche un intervento sull’Irap. Per i lavoratori dipendenti, invece, la riduzione del carico fiscale si realizzerà attraverso la stabilizzazione del bonus Irpef di 80 euro, confermata dalla nota di aggiornamento al Def. Che vincola “a sorpresa” l’obiettivo di medio termine del raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2017 a una nuova clausola di salvaguardia da inserire nella legge di stabilità 2015: «sulle aliquote Iva e sulle imposte indirette» per un ammontare «di 12,4 miliardi nel 2016, 17,8 miliardi e 21,4 miliardi nel 2017 e nel 2018». La clausola, confezionata anche per rassicurare Bruxelles, come si legge nella nota di aggiornamento del Def «se esercitata avrebbe un effetto recessivo pari a 0,7 punti percentuali di Pil nel triennio 2016-2018 dovuta a una contrazione complessiva di consumi e investimenti per 1,3 punti percentuali».
A precisare che la legge di Stabilità «interverrà a favore delle famiglie meno abbienti e delle imprese», è stato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Sempre nella nota di aggiornamento al Def scrive che «il governo agirà nel solco della riduzione delle imposte sulle persone fisiche e sulle imprese già adottata e delle recenti misure volte a stimolare gli investimenti privati e a facilitare l’accesso al credito per le piccole e medie imprese».
Interventi necessari per stimolare la crescita. «L’area dell’euro è a un bivio», precisa ancora Padoan, con i Paesi che in assenza di interventi «rischiano di avvitarsi in una spirale di stagnazione e deflazione». E aggiunge: «In termini cumulati la caduta del Pil in Italia è superiore rispetto a quella verificatasi durante la Grande depressione del ’29». In sostanza per Padoan senza crescita ci potrebbe essere un rischio sociale.
Per questo la manovra per il prossimo anno ha bisogno di essere espansiva e sfrutterà appieno i margini di flessibilità per attuare «un ambizioso pacchetto di interventi strutturali» (le riforme porteranno nel lungo periodo 8,1 punti di Pil) per tornare «su un sentiero sostenuto di crescita». In tutto si tratta di 11,5 miliardi ricavati dallo scostamento deciso dal Governo con la nota di aggiornamento del Def di 0,7 punti percentuali tra il 2,9% di rapporto Deficit-Pil programmatico per il 2015 e il 2,2% “tendenziale”. Complessivamente in direzione della crescita arriveranno 7 miliardi per la stabilizzazione degli 80 euro in busta paga (che si aggiungono ai 3 già previsti dal decreto Irpef), 1,5 miliardi per i nuovi ammortizzatori sociali, 1 miliardo di allentamento del patto di stabilità dei comuni e un altro miliardo per l’assunzione dei 150mila precari della scuola. Un sostegno mirato, si legge nella nota al Def, anche alla ricerca e allo sviluppo.
Il tutto senza tenere conto dei 3 miliardi della clausola fiscale ereditata dall’esecutivo Letta (3 miliardi). E degli 800 milioni necessari per sbloccare gli scatti e gli automatismi stipendiali del comparto difesa e sicurezza che oggi rappresenta il 15% dell’intero pubblico impiego. Un intervento che sarà coperto per non più di tre quarti da tagli di spesa e dal riordino delle tax expenditures (si veda il servizio qui sotto).
La riduzione del costo del lavoro sarà coperta quasi esclusivamente con i tagli di spesa. Nel mirino ci sono anche gli enti previdenziali. Inps e Inail potrebbero essere chiamati a contribuire per 300-500 milioni di euro. Palazzo Chigi e l’Economia sembrano orientati a optare per un nuovo taglio dei contributi sociali, sulla falsa riga di quanto già fatto dal Governo Letta con la legge di stabilità per il 2014. Un intervento che potrebbe far rotta anche sui contributi previdenziali senza però intaccare i trattamenti pensionistici e agendo su una defiscalizzazione degli oneri contributivi sostenuti dalle imprese.
Non resta escluso comunque un nuovo intervento diretto sull’Irap, come evidenzia la nota di aggiornamento al Def, anche se sembra sempre più difficile il taglio dell’intera componente lavoro dall’imponibile Irap come chiedono le imprese.

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