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Class action sul BlackBerry

di Stefano Carrer

Dichiara di aver ricevuto un danno di soli 1,25 dollari. Eppure l'azione legale intrapresa lunedì scorso da M. Blackette presso la Superior Court della provincia di Quebec a Montreal (promossa in realtà dal Consumer Law Group) appare come la prima di una serie di richieste di risarcimento che rischiano di pesare sui conti di Research in Motion, la società del BlackBerry: l'iniziativa giudiziaria chiede il riconoscimento di "class action" in nome di tutti i residenti in Canada che hanno un telefonino BlackBerry e hanno riscontrato un'interruzione di alcuni servizi tra 11 al 14 ottobre.

Ieri si è appreso che mercoledì una analoga azione è stata promossa da Eric Mitchell, un residente di Sherman Oaks (California) presso il Tribunale Federale di Santa Ana, in nome di tutti gli utenti degli Stati Uniti: chiede che Rim sia riconosciuta responsabile di violazioni contrattuali e negligenza da cui ha tratto un ingiusto profitto di almeno 3,4 milioni di dollari al giorno (calcolati sull'importo che gli utenti pagano ai gestori telefonici). È probabile che altre cause invocanti la protezione dei consumatori e le violazioni contrattuali (anche se spesso l'utente non ha sottoscritto il contratto con Rim ma con i gestori) siano in arrivo, non solo a livello federale in Usa e non solo in Nord America: un grattacapo non da poco per una azienda che ha subìto un enorme danno alla sua reputazione di affidabilità, in un momento in cui la concorrenza di altri smartphone sta erodendo le sue quote di mercato.

Non è bastato che la Rim si sia scusata e abbia deciso di offrire agli utenti nordamericani un pacchetto di «free apps» valutato in oltre 100 dollari più un mese di supporto tecnico gratuito per la clientela aziendale: secondo i promotori della causa in Canada l'offerta «non compensa in modo appropriato gli utenti che hanno pagato per servizi che non hanno potuto utilizzare». Come se non bastasse, settimana scorsa è emerso un problema legale anche sulla denominazione del nuovissimo sistema operativo BBX che Rim conta di introdurre per rilanciare le fortune dell'universo BlackBerry: la Basis International, una azienda del New Mexico, ha dato tempo alla Rim fino al 31 ottobre per desistere dall'utilizzare il nome BBX in quanto già da essa brevettato per il proprio software; altrimenti agirà per via giudiziaria a tutela dei suoi diritti di proprietà intellettuale (minaccia che fa ipotizzare per Rim quantomeno un esborso transattivo).

Alla raffica di notizie negative per il gruppo canadese si aggiunge quella del nuovo rinvio – questa volta a febbraio – dell'atteso "upgrading" del software per il tablet Playbook, lanciato in aprile senza successo anche perché non include il servizio dedicato di e-mail e altre "feature" su cui il BlackBerry ha costruito il suo successo. Difficile, a questo punto, che la domanda per il tablet si ravvivi nella cruciale stagione natalizia. Inoltre anche dopo febbraio il Playbook non avrà il servizio istantaneo Messenger, diventato molto popolare soprattutto fuori dal Nord America.

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