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Class action, ricorsi sotto esame

Alle Sezioni unite la possibilità di impugnare in Cassazione il giudizio di inammissibilità della class action. A rinviare la questione è la Terza sezione civile con l’ordinanza 8433 del 2015. Nell’ambito di un’azione collettiva promossa da Codacons contro Bat Italia, della quale veniva chiesta la condanna al risarcimento dei danni provocati per avere generato dipendenza da fumo in una pluralità di soggetti, sono stati emessi due verdetti di inammissibilità.
A fronte di quello di appello, Codacons ha impugnato in Cassazione; Bat ha rilevato l’inammissibilità del ricorso facendo osservare come l’ordinanza con la quale la Corte d’appello ha dichiarato inammissibile l’azione non ha carattere decisorio né definitivo e dunque non è soggetta a impugnazione. A corroborare questa conclusione veniva ricordata la decisione della Cassazione, sentenza n. 9772 del 2012, secondo la quale l’ordinanza di inammissibilità dell’azione di classe è fondata su una valutazione sommaria e solo finalizzata a una pronuncia di rito, che non assume la natura di giudicato sostanziale ma è idonea “solo” a condizionare la prosecuzione di quel processo di classe.
La Terza sezione, però, ora dichiara di non condividere questa conclusione. Innanzitutto, ricorda, non c’è traccia nella disciplina della class action di un’esplicita possibilità di riproporre l’azione che è stata dichiarata inammissibile. Anzi, il riferimento espresso è alla riproposizione dell’azione individuale, non di quella collettiva.
Inoltre, «non sembra appagante sostenere che l’azione di classe costituisca una mera forma processuale di tutela dei diritti, alternativa ed equipollente rispetto all’azione individuale: con la conseguenza che, dichiarata inammissibile la prima, la libera riproponibilità della seconda impedirebbe di ritenere decisoria e definitiva la dichiarazione di inammissibilità». L’azione collettiva, infatti, per la maggiore pressione economica e psicologica, rappresenta uno strumento più efficace a disposizione del proponente rispetto a quella individuale. Per questo, una volta dichiarata inammissibile l’azione collettiva, non si può dire che il relativo provvedimento sia «non definitivo» solo perchè formalmente resta a disposizione l’azione individuale.
Infine, non convince la Terza sezione l’asserita sommarietà della valutazione in sede di ammissibilità e la conseguenze impossibilità ad assumere la fisionomia di giudicato. Infatti, legare, come fa la norma, il verdetto di inammissibilità della class action a una considerazione di manifesta infondatezza è almeno ambiguo, visto che anche una cognizione piena può condurre a un giudizio di manifesta infondatezza: «la cognizione sommaria è la forma del giudizio, la manifesta infondatezza ne è il risultato. Sono concetti eterogenei e l’uno non implica l’altro». E ancora: se davvero l’azione collettiva fosse sempre riproponibile non avrebbe senso l’imposizione della massima pubblicità al giudizio di inammissibilità.

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