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Class action in ritardo di qualità

di Antonello Cherchi

Slitta la class action contro la pubblica amministrazione. La piena operatività dell'azione collettiva contro gli uffici ritardatari o inadempienti ha, infatti, bisogno degli standard di qualità in base ai quali misurare l'efficienza di ogni singola amministrazione. Parametri che ciascun ministero e ogni ente pubblico avrebbero dovuto darsi entro fine dicembre (le regioni e gli enti locali hanno, invece, una tempistica meno stretta). Ma a tutt'oggi solo il ministero delle Infrastrutture ha portato a termine l'opera.

Tutti gli altri, invece, sono ancora alle prese con il problema di definire i nuovi parametri – il cui perno ruota su quattro criteri: accessibilità, tempestività, trasparenza ed efficacia dei servizi al pubblico erogati dalle amministrazioni – la cui violazione aprirà ai cittadini la possibilità di intentare una class action contro gli uffici pubblici.

Possibilità che, a dire il vero, già esiste perché il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, con una direttiva di inizio 2010 ha ammesso l'azione collettiva nei casi in cui la legge indichi alle amministrazioni una tempistica da rispettare e laddove gli uffici si siano dotati di una carta di servizi (si veda anche l'articolo a fianco).

Si tratta, però, di un'applicazione parziale del nuovo strumento riconosciuto a cittadini e imprese, perché manca il tassello principale rappresentato dagli standard. E comunque, l'applicazione della stessa direttiva secondo alcuni è controversa perché orfana degli standard. Si attende, dunque, la prima pronuncia di un Tar per capire come proseguire.

Insomma, la definizione dei parametri di qualità diventa essenziale per il debutto completo della class action. Ne è pienamente consapevole il ministero della Pubblica amministrazione che – preso atto dei ritardi di ministeri ed enti pubblici – ha deciso di istituire un «contact point» a cui gli uffici potranno rivolgersi per avere assistenza nella definizione degli standard di efficienza. La cabina di regia, il cui profilo è affidato a un decreto che lo staff del ministro Brunetta sta finendo di mettere a punto, chiama a raccolta gli organismi che ruotano intorno alla Funzione pubblica e che hanno il know how necessario per dare consigli alle amministrazioni in materia di misurazione delle performance. In primis, il Formez e la Civit.

Proprio la Civit, infatti, ha fissato nel giugno scorso le linee guida per la predisposizione degli standard di qualità, chiedendo alle amministrazioni di definire i propri parametri entro la fine del 2010. Sei mesi che, però, non sono bastati. Ritardo che, se da una parte si può attribuire alla lentezza degli uffici pubblici nel reagire alle novità che alzano l'asticella dell'efficienza, dall'altra sconta le difficoltà della materia. Si tratta, infatti, della prima volta che le pubbliche amministrazioni sono state chiamate a elaborare indicatori di efficienza e qualità misurabili.

E non è che il primo passo verso un'amministrazione in grado di presentarsi al pubblico dicendo in maniera chiara quali sono i propri obiettivi e mettendo a disposizione dei cittadini gli strumenti in grado di verificarli. Perché entro fine mese gli uffici pubblici dovranno approntare il piano triennale della performance, a cui affidare il timing dei buoni propositi. Anche quest'ultima scadenza è, però, destinata a slittare, perché la predisposizione del piano passa per la definizione degli standard.

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