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Cittadini Ue, piano di Londra per ridurre gli ingressi

Sono furibonde le reazioni al documento del governo britannico, rivelato dal Guardian , che lascia intravedere pesanti restrizioni all’ingresso dei cittadini europei nel Regno Unito. La fine della libera circolazione scatterebbe immediatamente dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, nel marzo del 2019: e verrebbe imposto un regime di visti che penalizzerebbe innanzitutto i lavoratori meno qualificati, ossia quelle migliaia di giovani che ogni anno arrivano a Londra, tantissimi dall’Italia, per trovare lavoro come baristi, camerieri di hotel e ristoranti, parrucchieri e simili.

Al numero di ingressi di lavoratori meno qualificati verrebbe imposto un tetto massimo, ma soprattutto l’immigrato europeo dovrà dimostrare di avere già un’offerta di lavoro e non potrà trattenersi nel Regno Unito per più di due anni. Ostacoli anche per i lavoratori altamente qualificati, cui però sarebbero garantiti permessi di lavoro fino a cinque anni. E sarà inutile provare ad aggirare il sistema fingendosi studenti, perché a questi ultimi sarà imposto un test di lingua inglese. Diventano problematici anche i ricongiungimenti familiari, perché ai parenti sarà richiesto di dimostrare di avere un reddito autonomo che garantisca l’autosufficienza.

In generale, il principio è che gli imprenditori britannici dovranno dare la precedenza all’assunzione di personale locale e potranno impiegare stranieri solo dopo aver dimostrato che non c’erano alternative. Ma l’Associazione per l’Ospitalità britannica, che raggruppa hotel e ristoranti, ha già definito le proposte del governo «catastrofiche»: d’altra parte, basta fare un giro per Londra per accorgersi che non c’è neanche un cameriere inglese. E l’Unione nazionale dei coltivatori ha avvertito che si va incontro «a un massiccio sovvertimento della catena di approvvigionamento alimentare»: l’agricoltura britannica si fonda infatti sulla manodopera proveniente dall’Est europeo, Romania in testa.

Ma il governo di Theresa May tira dritto per la sua strada. Ieri sera una seconda rivelazione del Guardian ha portato alla luce una lettera indirizzata da Downing Street alle grandi aziende britanniche in cui si chiede pubblicamente sostegno alla strategia ufficiale per la Brexit.

Non è chiaro quante delle idee presenti nel documento di 82 pagine, datato 7 agosto, si tradurranno in realtà. Ma se così fosse sarebbe difficile per Londra negoziare un periodo di transizione durante il quale rimanere nel mercato unico: Bruxelles potrebbe decidere di non essere così accomodante.

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