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Cittadini al servizio del Fisco

Un esercito di professionisti e intermediari al servizio dell’amministrazione finanziaria. E ora anche i controlli fiscali fai-da-te da parte degli stessi contribuenti. L’ultimo caso è toccato agli albergatori veneti in materia di imposta di soggiorno: secondo la sezione regionale della Corte dei conti, i gestori delle strutture ricettive sono da considerare agenti contabili di fatto, «stante il maneggio e la custodia di denaro o di valori di pertinenza dell’erario pubblico», anche in assenza di un formale atto di investitura da parte del comune (si veda ItaliaOggi del 5 febbraio scorso).

In un sistema tributario fondato sull’autotassazione, è sempre maggiore il numero di dati, verifiche e informazioni che lo stato chiede agli operatori. Quasi sempre gratuitamente. Ma con il rischio di sanzioni per chi sbaglia, nonché con la possibilità di lavorare «in perdita» per i consulenti.

Secondo una ricerca dell’Osservatorio fiscale di Monza, infatti, i professionisti riescono a riaddebitare ai clienti circa il 43% dei costi diretti e indiretti connessi agli oltre 100 adempimenti fiscali vigenti (si veda ItaliaOggi del 9 agosto 2012). La mole di dati inviati dagli intermediari al fisco si arricchirà tra pochi mesi anche di tutti i saldi e le movimentazioni bancarie e finanziarie: il provvedimento attuativo delle Entrate è ancora in corso di emanazione (Sogei sta perfezionando il canale telematico per l’invio), dopodiché ogni contribuente sarà censito ancor più in dettaglio nell’Archivio rapporti. Se è vero che per oltre il 95% degli operatori finanziari sarà possibile utilizzare la Pec, le grandi banche e assicurazioni si sono dovute attrezzare per predisporre la struttura informatica e di personale per adempiere all’obbligo introdotto dalla manovra Monti. Presto toccherà anche alla comunicazione dei beni concessi in godimento ai soci, le cui difficoltà in sede di prima applicazione hanno comportato un duplice rinvio della scadenza, mentre ormai a regime sono gli elenchi Intrastat, le comunicazioni black-list e lo spesometro.

Ma negli ultimi mesi si sono avute altre novità che implicano un’azione di controllo preventivo a cura dello stesso contribuente. La prima è il Redditest, ossia il software del fisco che consente a ogni cittadino di verificare se entrate e uscite nel proprio ambito familiare sono coerenti. In caso di semaforo verde il contribuente può conseguire una certezza di massima (seppur teorica) di non rischiare nulla ai fini dell’accertamento sintetico. Se invece si accende la luce rossa, laddove possibile, egli può sempre valutare se aumentare i redditi dichiarati. L’auto-diagnosi resta però del tutto volontaria. Obbligatoria, e con sanzioni fino a 20 mila euro, è invece l’attività di controllo tributario che grava sulle imprese nell’ambito dei contratti d’appalto e subappalto di opere e servizi. Il dl n. 83/2012, in sintesi, ha stabilito la responsabilità solidale a cascata (tra committente, appaltatore e subappaltatore) per il versamento delle ritenute Irpef sul lavoro dipendente e dell’Iva dovuta dal soggetto a cui è stato commissionato il lavoro. Per evitare rischi, l’appaltatore/committente deve farsi certificare dalla controparte (subappaltatore/appaltatore) che i versamenti fiscali fino a quel momento sono in regola. Per farlo è possibile utilizzare l’asseverazione rilasciata da un Caf o da un professionista.

Se ciò non avviene, è possibile sospendere il pagamento del dovuto fino all’esibizione della documentazione. Un aggravio operativo non di poco conto, anche considerato il periodo di crisi di liquidità in cui versano artigiani e pmi, e pure tenuto conto del fatto che la disposizione non riguarda solo il settore delle costruzioni come inizialmente ipotizzato.

L’Agenzia delle entrate ha avviato un tavolo con le categorie per arrivare a uno sfoltimento degli adempimenti fiscali. Per adesso, però, il peso della burocrazia di matrice fiscale è ancora elevatissimo. Idem i costi ad essa connessi. Secondo la Confartigianato lo scorso anno lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e artigiani hanno dedicato alla gestione delle pratiche amministrative oltre 86,3 milioni di giornate/uomo. Vale a dire 60 giornate/uomo all’anno per impresa: considerando cinque giorni lavorativi a settimana, vuol dire che fino al 26 marzo di ogni anno una risorsa umana viene vincolata a tempo pieno a gestire i rapporti con il fisco. Senza così potersi dedicare all’attività propria dell’impresa.

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