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Citigroup vola grazie agli «emergenti»

Profitti netti in rialzo del 42% a 4,2 miliardi di dollari e fatturato in aumento dell’11% a 20,5 miliardi. Non c’è nulla da eccepire sul secondo trimestre di Citigroup, che ha superato le previsioni della vigilia grazie al buon andamento delle attività di intermediazione e investment banking (la divisione che le raggruppa ha generato un fatturato di 6,4 miliardi di dollari, +21% rispetto all’anno scorso). Guardando avanti, qualche difficoltà potrebbe nascere a causa del rallentamento della crescita dei mercati emergenti, Cina in testa: «La banca ha rivisto al ribasso le aspettative di crescita» in quelle aree, ha detto il direttore finanziario John Gerspach.
In generale è stata «una performance positiva, ben bilanciata tra i vari prodotti e nelle diverse aree geografiche», ha detto l’ad Michael Corbat, che in ottobre ha preso il posto di Vikram Pandit alla guida di Citigroup e ha avviato un piano aggressivo di riduzione dei costi che passa per il licenziamento di 11mila persone, annunciato l’anno scorso. Nonostante questo, le spese operative sono cresciute dell’1% rispetto all’anno precedente a 12,1 miliardi di dollari. Wall Street ha festeggiato con acquisti sul titolo, che era arrivato a guadagnare più del 2% e ha poi perso terreno, ma si è confermato in rialzo del 30% circa dall’inizio dell’anno.
Tra aprile e giugno la banca newyorkese ha registrato profitti per 1,34 dollari per azione, anche grazie a guadagni straordinari per 477 milioni collegati alla valutazione del debito. Escludendoli, l’utile è stato di 1,25 dollari per azione, meglio degli 1,17 dollari attesi dagli analisti. L’anno scorso la banca aveva registrato profitti netti per 2,9 miliardi di dollari, 95 cents per azione, su un fatturato di 18,4 miliardi di dollari.
La terza maggiore banca americana per asset, che punta a rafforzarsi al di fuori degli Usa e a ridurre le attività meno funzionali alla strategia di crescita, ha ottenuto risultati incoraggianti sui mercati di capitale, soprattutto in Medio Oriente, Africa ed Europa (il fatturato europeo è cresciuto del 34% nel secondo trimestre rispetto al 2012 a 2,2 miliardi di dollari, con profitti raddoppiati a 787 milioni). Proprio la crescita lenta del Vecchio Continente l’anno scorso aveva inciso negativamente sui risultati della banca.
Nel trimestre le perdite sui crediti sono calate del 25% a 2,6 miliardi, il rapporto capitale Tier 1 si è attestato al 13,3%. In ribasso da 788 a 600 milioni di dollari il rosso di Citi Holdings, la divisione in cui durante la crisi sono confluiti gli asset di cui Citigroup intende progressivamente liberarsi, mentre il giro d’affari generato dalle attività di consumer banking sono cresciute del 2% sullo stesso periodo del 2012 a 9,7 miliardi di dollari, ma sono rimaste invariate rispetto al precedente trimestre.

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