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Citigroup taglia 11mila posti

Citigroup ha lanciato una nuova drastica manovra di riduzione dei costi sotto la guida del neo-amministratore delegato Michael Corbat: la terza banca americana ha deciso di eliminare undicimila posti di lavoro, il 4% dei 242.000 dipendenti su scala internazionale, con una riorganizzazione che si tradurrà in oneri straordinari per un miliardo di dollari nel quarto trimestre. Wall Street ha premiato l’iniziativa con un rialzo iniziale del 6% del titolo, che da inizio d’anno ha guadagnato il 35% ma rimane lontano dai livelli pre-crisi.
I tagli hanno l’obiettivo di snellire un istituto ancora in fase di risanamento, un tempo considerato il simbolo della grande “banca-supermercato” e durante la débâcle della finanza del 2008 salvato dal crack solo grazie agli aiuti pubblici. I risparmi saranno pari a 900 milioni nel 2013 e supereranno gli 1,4 miliardi nel 2014, mentre le entrate annuali dopo la cura dimagrante scenderanno di 300 milioni.
«Queste azioni rappresentano i prossimi passi logici nella trasformazione di Citi – ha dichiarato Corbat, il 52enne chief executive che da ottobre ha ereditato la poltrona dell’estromesso Vikram Pandit – Anche se siamo impegnati a sostenere una rete bancaria senza pari a livello globale, abbiamo identificato aree e prodotti dove le nostre dimensioni non offrono significativi rendimenti».
Citigroup, in questo sforzo di razionalizzazione, non risparmierà neppure attività finora considerate preziose e in espansione: quelle nei mercati emergenti. Saranno le attività globali al consumo a subire i tagli più profondi, perdendo 6.200 posti di lavoro ed eliminando o ridimensionando la presenza in Paesi quali Pakistan, Paraguay, Romania, Turchia e Ungheria. L?intero settore retail in Turchia, per esempio, è tra i condidati alla dismissione. Le filiali targate Citi verranno sfoltite anche in piazze “calde” quali Hong Kong e Brasile e negli Stati Uniti.
I tagli colpiranno anche la grande divisione Institutional clients, che comprende l’investment banking e il trading e perderà 1.900 dipendenti. Altri 2.600 dipendenti saranno licenziati dalle divisioni tecnologiche e di supporto gestionale. «Aumenteremo la nostra efficienza riducendo capacità in eccesso e spese, siano esse in tecnologia o in costi immobiliari, e semplificando le nostre operazioni», ha spiegato Corbat. Citi Holdings, la controllata che tuttora raccoglie asset della banca in fase di dismissione perché ritenuti non più strategici, eliminerà da parte sua 350 posizioni.
La nuova ondata di tagli potrebbe essere soltanto l’inizio di ripensamenti del business sempre più drammatici, dopo che l’istituto in questi anni è stato tra i protagonisti di un ridimensionamento del settore finanziario globale costato decine di migliaia di posti di lavoro. Corbat è arrivato alla guida di Citi con l’appoggio del presidente Michael O’Neill, che ha reputazione di dirigente abile proprio nella riduzione dei costi. E lo stesso Corbat in precedenza era responsabile di Citi Holdings, impegnato in primo luogo in cessioni di attività.

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