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Cisl e Uil: Pomigliano, Fiat si fermi

Appello unanime: «Fiat ritiri il provvedimento, fermi la procedura per la mobilità». Difficile che il Lingotto lo faccia. Andrà avanti. E questo è probabilmente quanto i vertici di Fabbrica Italia Pomigliano comunicheranno oggi a Cisl e Fim, Uil e Uilm, Fismic, Ugl, Associazione Quadri. Le «sigle del sì», quelle che con il gruppo hanno condiviso il nuovo modello contrattuale combattuto dalla Fiom, avevano chiesto la convocazione immediata dell’azienda. Immediatamente, in effetti, l’hanno ottenuta. L’incontro con le federazioni campane (come previsto dall’iter in questi casi) è fissato per oggi pomeriggio nella sede dello stabilimento napoletano. I rappresentanti sindacali sanno però già che la convocazione non prelude al richiesto — da tutti loro — «passo indietro». È un puro passaggio tecnico, o al limite interlocutorio, per poter mandare avanti quanto Fiat ha annunciato il 31 ottobre: 19 sono gli iscritti Fiom che il Tribunale ha ordinato di assumere subito (per altri 126 i tempi si allungano a sei mesi), 19 sono i dipendenti già assunti che verranno «conseguentemente» messi «in mobilità» (preludio di fatto al licenziamento).
È la decisione che da giorni concentra sul Lingotto accuse pesanti e violente polemiche, con il segretario pd Pier Luigi Bersani in prima fila a chiedere l’intervento del governo. Ma, questa volta, dall’«altra parte» Sergio Marchionne si ritrova anche i sindacati che ha fin qui sempre avuto come partner. Se l’aspettava, certo, sarebbe ingenuo pensare il contrario. La «mossa di Pomigliano» fa evidentemente parte di una precisa strategia e mira, tra l’altro, a mettere a nudo quella che per Torino è una chiara contraddizione: per poter essere assunti da Fip, come da ordine del Tribunale, gli iscritti Fiom dovranno firmare e rispettare quello stesso contratto che l’organizzazione di Maurizio Landini non ha mai riconosciuto e mai riconoscerà (vedi anche l’intervista sotto, ndr).
Il nodo è ben presente a Cisl, Uil, Fismic, Ugl, Associazione Quadri. Che infatti si muovono su due piani. Da un lato continuano ad attaccare i metalmeccanici Cgil: «Basta — ripetono — con la spirale delle cause in Tribunale, rispettino la volontà della maggioranza, firmino gli accordi che quella maggioranza ha votato». Dall’altro lato, però, la mossa Fiat rischia di portare anche loro in Tribunale contro l’azienda. Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti, gli altri segretari lo dicono compatti da quando è scoppiato il caso. E il concetto è stato ribadito ieri, a Torino, in un incontro (tecnico) già fissato per discutere il rinnovo contrattuale. Sintesi: «Non possiamo accettare che, per riparare a una presunta discriminazione, a essere discriminati siano i nostri iscritti». L’invito al Lingotto è cercare, a partire dall’appuntamento di oggi a Pomigliano, «soluzioni alternative ai licenziamenti». Ma se così non fosse, se la «mobilità» che la Fiat è intanto decisa a mandare avanti «alternative» non ne prevedesse, la risposta sarebbe una sola. Come la Fiom, benché per ragioni opposte a quelle della Fiom, anche Cisl, Uil, Fismic e tutti gli altri porterebbero Torino davanti a un giudice.

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