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Cir vola in Borsa in attesa dell’accordo su Sorgenia

Cir strappa in Borsa e chiude in rialzo del 7% con la trattativa sulla ristrutturazione del debito da 1,9 miliardi della controllata Sorgenia che, come riportato domenica dal Sole 24 Ore, è ormai entrata nella stretta decisiva. Fonti vicine allo steering committee bancario parlano di un negoziato alle battute finali, anche se la sensazione è che, per raggiungere e sottoscrivere un primo schema condiviso, ci vogliamo ancora un paio di settimane e sia necessario almeno un nuovo incontro con i rispettivi advisor, che potrebbe essere fissato già nei prossimi giorni. Non è da escludere, a breve, neppure un confronto ad alto livello bancario per decidere come muoversi. «La trattativa va avanti, si lavora, ma non sono in grado di fare previsioni», ha detto ieri, a margine del Festival dell’Economia di Trento, Rodolfo De Benedetti, presidente di Cir. Quest’ultimo ha anche confermato che dopodomani si terrà il consiglio di amministrazione della holding che esaminerà il bilancio 2013, di fatto pronto da tempo e fin qui tenuto in sospeso in attesa della definizione delle trattative sul riassetto di Sorgenia. Ora che le trattative stesse sono tuttavia in fase conclusiva, è plausibile che Cir possa approvare il proprio rendiconto. E’ altrettanto probabile che il cda della holding venga preceduto da un consiglio del gruppo energetico, che a sua volta dovrà tirare le fila di quanto avvenuto nel 2013.
Per quanto riguarda invece il negoziato su Sorgenia, Cir e Verbund sono in attesa della risposta alle loro osservazioni, in particolare sul meccanismo di earn out, inviate nei giorni scorsi alle banche. Ormai fermo il presupposto che l’attuale patrimonio netto della società energetica è pari a zero, così come lo schema che vedrà gli istituti convertire 600 milioni di crediti attraverso un aumento di capitale da 400 milioni e un convertendo da 200 milioni, si discute infatti di un eventuale e futura remunerazione per gli attuali soci in caso di vendita futura dell’azienda. Un meccanismo, vale la pena precisare, che scatterebbe solo se le banche – rimborsato il debito – realizzassero una plusvalenza rispetto all’attuale apporto di capitale. Proprio la definizione dei termini dell’earn out è uno degli ultimi aspetti da definire per raggiungere un’intesa. Le banche vorrebbero una durata massima dello strumento di quattro anni, mentre i soci punterebbero ad allungarla leggermente, visto che il mercato energetico (così come tutta l’economia italiana) non ha grandi prospettive di ripresa nel breve termine. Altro nodo da sciogliere è il rendimento richiesto dalle banche sul capitale investito oggi in Sorgenia: un tasso attorno al 10%, che inevitabilmente abbassa l’eventuale e futuro earn out. Infine, da definire, c’è la fetta della plusvalenza derivante dalla cessione di Sorgenia che le banche vorrebbero destinare ai soci storici: una percentuale su cui le parti hanno iniziato a trattare da posizioni molto distanti, ma sulla quale a breve si potrebbe trovare un compromesso.
Si tratta, come è evidente, di elementi certamente importanti per la trattativa ma sui quali difficilmente ci si arenerà ancora per molto tempo. Una volta definite tutte le altre tecnicalità legate al passaggio di controllo di Sorgenia (che diventerà al 98% delle banche), il riassetto sarà in discesa.

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