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Cir, ipotesi buyback ed extracedola

La Borsa ragiona sul dopo Lodo. E il risultato, almeno per la galassia che fa capo alla Fininvest di Silvio Berlusconi, è pesante. Mondadori ha ceduto il 6,50% a 0,99 euro, il titolo Mediaset il 3,13% a quota 3,27, Mediolanum il 2,27% a 5,39 euro. Insomma, un bagno di sangue. Dopo l’exploit della vigilia, anche per la Cir della famiglia De Benedetti le prese di beneficio hanno avuto la meglio. In compenso però le principali case d’affari hanno rivisto al rialzo i target price sul titolo e sul mercato è partito il toto scommesse su come sarà impiegata la montagna di liquidità incassata dalla holding. L’impressione, negli ambienti finanziari, è che la somma incassata dal Lodo possa essere utilizzata in parte per remunerare gli azionisti, e il resto per finanziare nuove opportunità di investimento.
Galassia Berlusconi in calo
All’indomani della decisione della Cassazione di confermare il risarcimento da parte di Fininvest alla Cir per un ammontare pari a 494 milioni di euro (70 milioni saranno retrocessi al gruppo di Silvio Berlusconi) la Borsa ha fatto i conti sugli effetti che tale sentenza ha sui conti dei due gruppi. E chiaramente, l’assegno di 494 milioni ha immediatamente penalizzato le controllate del gruppo del Cavaliere. La sentenza della Cassazione taglierà infatti di circa un sesto il patrimonio netto di Fininvest. Certo non è in pericolo la solidità della finanziaria che, in base ai dati del bilancio 2012, dispone di un patrimonio netto di 2,5 miliardi a fronte di 282 milioni di debiti. Ma pesa sicuramente in termini di investimenti e risorse da destinare allo sviluppo delle controllate. Fininvest ha in realtà già trasferito a Cir i 564,2 milioni di euro che la Corte di Appello di Milano le aveva imposto di pagare per il Lodo Mondadori. Ora però la società presieduta da Marina Berlusconi dovrà contabilizzare il risarcimento, peraltro ridotto dopo la sentenza della Cassazione, come una perdita, mettendo così una seria ipoteca sui conti del 2013, dopo che già il 2012 si è chiuso con un rosso civilistico di 193 milioni.
Target in rialzo per Cir
I riflettori sono invece puntati sulla Cir e su cosa farà della montagna di liquidità incassata. Ieri in Borsa la holding, dopo l’exploit della vigilia, ha segnato un calo del 2,53% a 1,19 euro. Si sono registrate vendite anche sulla controllata Cofide (-1,16% a 0,59 euro), mentre Sogefi ha chiuso in rialzo del 4,22% a 3,22 euro.
Nella galassia De Benedetti l’attenzione è soprattutto sulla holding Cir, intestataria dell’assegno di 494 milioni. Le attese, tra gli addetti ai lavori, è che le azioni possano recuperare ancora terreno: non a caso le principali case d’affari hanno iniziato a fare i conti, calcolando l’impatto effettivo dell’incasso della liquidità sui numeri della holding. Secondo gli esperti di Equita, per esempio, che su Cir hanno un giudizio buy, dopo il pagamento delle tasse la holding incasserà 350 milioni che rappresentano il 25% del Nav (Net asset value). Kepler Cheuvreux ha invece portato il target price sul titolo da 1,30 a 1,35 con un giudizio buy. Stesso target price di 1,35 euro per azione, ma giudizio neutral, per Intermonte.
Quanto alle ipotesi su come deciderà la famiglia De Benedetti di impiegare la liquidità gli addetti ai lavori sono convinti che, almeno nel breve periodo, tali risorse non saranno utilizzate. A livello di gruppo, ci sono infatti alcune questioni delicate che dovranno essere prima definite, come il rifinanziamento del debito di Sorgenia. C’è però unanimità tra gli analisti sulla possibilità che una parte dell’assegno possa essere girato alla proprietà. Dunque, che ci possa essere un maxidividendo. L’alternative, sempre che lo sconto sul Nav del titolo resti più alto del 25%, è che la holding possa procedere con un buy back. Giudicata altrettanto probabile la ricerca di nuovi investimenti.

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