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Cir incassa 564,2 milioni, Fininvest avanti in Cassazione

di Sergio Bocconi

MILANO — La Fininvest di Silvio Berlusconi ha fatto partire il bonifico venerdì presso Intesa Sanpaolo, e ieri sono arrivati nelle casse della Cir di Carlo De Benedetti i 564,2 milioni. del risarcimento relativo al lodo Mondadori. Nel dettaglio compongono la cifra il riconoscimento del danno, le spese legali e gli interessi dal 3 ottobre 2009, data della sentenza di primo grado, confermata in Appello dai giudici di Milano il 9 luglio. Il passaggio dei soldi era ormai scontato e la reazione dei rispettivi titoli è stata limitata: in Borsa Cir ha guadagnato lo 0,84%mentre Mediaset, che con Mondadori fa parte del gruppo non quotato Fininvest, ha perso il 2,24%. Per quanto riguarda l’Ingegnere la somma incassata ieri è consistente, vale più di un terzo di quanto capitalizza oggi la Cir e senza dubbio rafforza il gruppo. Ma da un lato non ribalta una situazione di cassa, visto che la società presenta una liquidità lorda di 400 milioni che si riduce a un netto di 100 milioni se si considera un bond che scade nel 2024. In secondo luogo è difficilmente spendibile subito. Resta aperta la possibilità di un teorico rovesciamento della situazione in seguito al ricorso in Cassazione al quale gli avvocati del Biscione lavoreranno a partire da settembre e sul quale i legali di Cir si sono detti «pienamente fiduciosi» : «Verrà trovato un ulteriore riconoscimento delle buone ragioni della società» . Nel bilancio Cir, di conseguenza, i 564,2 milioni non avranno impatto visibile perché andranno contabilmente equilibrati da un debito potenziale. Né appare in cantiere ciò che hanno ipotizzato alcuni analisti: un extradividendo per portare il «tesoretto» nella cassaforte Cofide. A parte le considerazioni sulle vicende giudiziarie, in Cir viene sottolineato che non fa parte delle tradizioni della società. Dall’altra parte Fininvest, che pure non aveva effettuato accantonamenti in attesa della sentenza, per pagare il risarcimento ha attinto dalla sua riserva di liquidità costruita a partire dai 2 miliardi incassati nel 2005 con la vendita del 16,6%di Mediaset. Parte di questa somma è stata con il tempo impiegata per investimenti, ma è rimasta una cassa di circa 700 milioni. Non risulta peraltro che il gruppo abbia acceso una linea di credito (magari ponte) ad hoc. Ha aperto il «borsellino» e ha pagato una cifra corrispondente quasi al valore di Mondadori in Borsa, che controlla con poco più del 50%. E la fidejussione è stata estinta. Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e Mondadori, ha commentato il pagamento del risarcimento in un’intervista al settimanale Oggi, ripetendo che si tratta di un «esproprio» : «Non si tratta più di pensare se ci siano o meno pericoli concreti per le aziende del gruppo Fininvest. Perché non stiamo più parlando di pericoli o rischi, purtroppo, ma di fatti, di danni sicuri e di certezze: si attaccano le aziende per attaccare mio padre. Mi pare vergognoso fingere di non vedere la gravità incredibile di una sentenza che ci condanna a finanziare proprio chi? L’editore del gruppo che si è dato la missione quotidiana di cancellare mio padre dalla scena politica del Paese. Detto ciò, le nostre aziende sono ben gestite e possono contare su una situazione economica e finanziaria solida. Faremo fronte anche a questo ultimo attacco, sia pure a caro, carissimo prezzo. Io però nella magistratura continuo ad avere fiducia, resto convinta che i magistrati che si servono del diritto per fare politica siano solo una parte. Perciò, visto che ci siamo sempre comportati in maniera assolutamente corretta e che non c’è stato alcun danno, non posso non credere che alla fine ci verrà resa giustizia» . Marina Berlusconi ha poi smentito un suo ingresso in politica: «La tentazione? No, non mi è mai venuta, e se anche mi dovesse venire me la farei passare» . Ha infine parlato anche del «caso» Rupert Murdoch: «Per l’imprenditore ho sempre avuto e ho la massima stima. Ma, certo, quanto sta venendo fuori ha dell’incredibile. Sta emergendo un sistema basato sulla costante violazione del rispetto, della dignità, della privacy delle persone, famose e non. Un sistema che definire inquietante è poco, e su cui tutti dovremmo meditare» .

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