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Cipro, via alla stretta sul contante

Un limite massimo di 5mila euro al mese per le transazioni all’estero mediante carta di credito. Un tetto di 3mila euro in contanti – per ogni viaggio – a chi intende uscire dal Paese. Divieto di riscuotere assegni. Prelievo dai bancomat non superiore ai 300 euro giornalieri. Limiti molto severi, anche se non ancora specificati, a chi vuole trasferire denaro all’estero. E un’autorizzazione ad hoc, dietro esibizione di documenti giustificativi – formula che ha il sapore di una pericolosa discrezionalità – per i pagamenti delle imprese che importano beni e prodotti.
Sono solo alcune delle restrizioni contenute in una bozza – non ufficiale, quindi suscettibile di aggiustamenti – diffusa dai media locali e predisposta dalla Banca centrale di Cipro per scongiurare quello che potrebbe rivelarsi il colpo fatale per la piccola economia dell’Eurozona: un assalto ai depositi da parte dei correntisti privati, e un’emorragia dei grandi capitali verso l’estero.
Ieri sera, intanto, Moody’s ha tagliato il rating “country ceiling” di Cipro a Caa2 sulla base dell’aumento del rischio che il Paese esca dall’area euro. Un’ipotesi che comunque l’agenzia ritiene del tutto improbabile.
Dopo 12 giorni chiusura, oggi riaprono le banche. Dalle 12 alle 6 del pomeriggio, ha fatto sapere ieri sera la Banca centrale, che ha precisato come le transazioni interne con carta di credito saranno illimitate. Le restrizioni dovrebbero restare vigore per quattro giorni. Poi la Banca centrale deciderà se rinnovarle, attenuarle, o intensificarle. Tra le misure predisposte nel documento c’è anche quella che impone un tetto di 10mila euro a trimestre ai trasferimenti di denaro destinati agli studenti ciprioti all’estero. Che sono parecchi, soprattutto nel Regno Unito.
«Cercheremo di limitare nel miglior modo la possibilità che grandi somme di denaro lascino il Paese, senza imporre al contempo misure punitive nei confronti dell’economia, degli imprenditori e dei cittadini privati», ha dichiarato ieri il ministro delle Finanze Michalis Sarris. Non la pensano così diversi economisti ciprioti. Se le restrizioni verranno applicare rigidamente, il colpo all’economia sarà davvero forte. Se invece saranno lasciati aperti degli spiragli il pericolo è che si trovino scappatoie per far fuggire capitali di privati. «Sono misure dolorose per la nostra economia, che accentueranno l’attuale fase recessiva, ma necessarie» ha spiegato al Sole 24 Ore l’economista Symeon Matsis, ex direttore generale del Dipartimento pianificazione e Sviluppo. «È prevedibile altresì che in un Paese dove proliferano le agenzie di servizi finanziari e di trading, ci saranno imprese che cercheranno di trasferire capitali all’estero approfittando delle finestre aperte per consentire le importazioni. Ma, giustamente, la priorità è stata data all’esigenza di non paralizzare completamente il settore industriale, già in gravissime difficoltà».
Fino a ieri sera non erano ancora chiari tre aspetti: innanzitutto se Bank of Cyprus, la prima banca del Paese in una situazione finanziaria compromessa, rientrerà nel pacchetto di restrizioni (Laiki, il secondo istituto di credito ormai in via di liquidazione dovrebbe restare escluso) o le sarà riservato un pacchetto ad hoc. Inoltre non è chiaro in che modo le aziende potranno pagare i salari (dal 27 al 31 del mese). E infine se sarà il Governo – cosa improbabile – o le singole agenzie delle banche a valutare caso per caso i documenti giustificativi, e l’ammontare delle somme, presentati dagli imprenditori che vorranno pagare i fornitori all’estero. «È tutto bloccato. Vorremmo pagare le merci che abbiamo ricevuto, ma non possiamo. E vorremmo farci pagare gli estintori che abbiamo venduto ai nostri clienti all’estero ma non riusciamo a farlo» ha spiegato poco prima dell’annuncio della bozza sulle restrizioni Gianguido Gianfilippi de Parenti, un imprenditore italiano socio di Firepro systems, azienda che produce a Cipro sistemi fissi di estinzione all’avanguardia. «Se non ci saranno immediati chiarimenti, rischiamo di far slittare il pagamento degli stipendi di almeno una settimana».
L’imprenditore italiano ha precisato che l’azienda, che ha un fatturato di 5 milioni di euro l’anno, ha un conto corrente presso la Bank of Cyprus. Presumibile, dunque, che sia già stata colpita da quel prelievo sui depositi superiori ai 100mila euro. «Non escludiamo di aprire un conto corrente su una banca estera, ma immagino che il Governo non permetterà di usarlo per importare ed esportare da Cipro».
È andata peggio alle aziende, e sono molte, che avevano un conto corrente presso la Laiki, i cui depositi potrebbero alla fine subire perdite anche del 70% (i conti correnti sotto i 100mila euro saranno invece trasferiti alla Bank of Cyprus). Ieri sera, al l telefono, Antonio Serraino, dirigente di una società di trading a Cipro, ha precisato: «Stiamo facendo di tutto per avere informazioni dettagliate. I nostri 50 dipendenti ciprioti sono molto preoccupati».
Il timore è che domani, alla riapertura delle banche, il crescente malcontento popolare possa degenerare in violente manifestazioni di protesta. In un clima sempre più rovente, il Parlamento ha chiesto di fornire una lista delle persone che hanno trasferito all’estero fondi prima dell’annuncio del piano di salvataggio. Il presidente Nicos Anastasiades ha poi rivelato l’apertura di un’inchiesta penale sulle responsabilità, di qualunque genere (inclusi i casi di incompetenza) imputabili a chi ha precipitato il sistema bancario in questo stato.
Tutto è estremamente confuso. Come l’operazione di pulizia in corso alla Bank of Cyprus. Dopo le dimissioni annunciate mercoledì dal presidente dell’istituto – respinte dal Board – la Banca centrale di Cipro ha rimosso dall’incarico Yannis Kipri, l’amministratore delegato, insieme a tutto il board. Dietro espressa richiesta della troika, riferiva l’agenzia ufficiale cipriota Cna. Ma la troika ha poi smentito di aver avanzato una simile richiesta. Intanto sono sempre più ricorrenti le voci – non confermate – secondo cui, nel periodo di chiusura delle banche, diversi uomini d’affari russi sarebbero riusciti a eludere i controlli trasferendo all’estero grandi somme di denaro.

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