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Cipro si salva, le banche e i clienti no

BRUXELLES — Era intorno alle tre, nella notte tra domenica e lunedì, quando il presidente olandese dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha annunciato e spiegato «l’accordo politico» approvato per salvare Cipro dalla bancarotta e dall’uscita dall’euro. Ma la serrata trattativa a Bruxelles con il presidente cipriota Nikos Anastasiades, cui hanno partecipato anche i presidenti delle istituzioni europee Mario Draghi (Bce), il belga Herman Van Rompuy (Consiglio Ue) e il portoghese Josè Manuel Barroso (Commissione europea) insieme al direttore del Fmi di Washington, la francese Christine Lagarde, non ha affrontato solo la crisi finanziaria di un mini-Stato con un milione di abitanti. Ne è uscita la linea che la cancelliera tedesca Angela Merkel vorrebbe applicare ad eventuali altri salvataggi bancari nell’eurozona, evitando alla Germania di dover pagare gli aiuti alle banche tramite il fondo europeo salva Stati. «Quello che abbiamo fatto è buttare indietro il rischio — ha spiegato Dijsselbloem —. Se ci sono rischi in una banca la nostra prima domanda è: cosa farete voi della banca per risolvere questo? Potete ricapitalizzarvi da soli? Se la banca non può farlo, allora parleremo con gli azionisti e gli obbligazionisti e chiederemo loro di contribuire a ricapitalizzare la banca e, se necessario, ci rivolgeremo ai titolari di depositi non assicurati», cioè quelli superiori a 100 mila euro. I 10 miliardi concessi da Bruxelles a Nicosia non serviranno così per aiutare le due principali banche locali, Bank of Cyprus e Laiki Bank, segnando una svolta nella consuetudine di usare i fondi pubblici per salvare gli istituti di credito in crisi. Resta valida solo la garanzia sui depositi fino a 100 mila euro. Laiki Bank viene quindi chiusa. I suoi conti fino a 100 mila euro e i 9 miliardi di debito con la Bce vengono protetti con il trasferimento alla Bank of Cyprus. Tutto il resto è destinato in una bad bank con perdite pesanti nella liquidazione per azionisti, obbligazionisti e depositanti più ricchi. I conti della Bank of Cyprus verranno congelati temporaneamente per attuare una ristrutturazione in grado di portare il capitale al 9%. Anche qui a pagare saranno azionisti, obbligazionisti e depositanti «sopra 100 mila», che potranno quantificare le rispettive perdite al completamento del piano. Dijsselbloem ha stimato in 4,2 miliardi il recupero dalla chiusura della Laiki Bank. Con i tagli nella Bank of Cyprus, privatizzazioni e altri interventi si arriverebbe vicino ai 7 miliardi chiesti a Nicosia per integrare i 10 miliardi Ue. Anastasiades ha accettato anche di ridimensionare il regime cipriota da paradiso fiscale, che portava le banche a valere otto volte il Pil nazionale e ha attirato oligarchi russi ed evasori britannici. Il riequilibrio verso l’economia reale è programmato per il 2018. Nel frattempo chiusure, tagli e licenziamenti nel settore bancario fanno prevedere anni duri per i ciprioti.

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