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Cipro ristruttura il sistema bancario

Sotto pressione dall’Europa perché trovi rapidamente, entro lunedì, una soluzione alla crisi bancaria, Cipro sta preparando un nuovo piano di salvataggio del suo sistema creditizio, sul l’orlo del baratro. In questo contesto, la banca centrale della piccola isola mediterranea ha annunciato la ristrutturazione della seconda istituzione finanziaria del paese, Laiki Bank, anche nel tentativo di mostrare ai partner europei di voler mettere mano seriamente allo sconquasso debitorio.
Il governatore dell’istituto monetario cipriota Panicos Demetriades ha esortato il governo a mettere a punto una nuova legge sulla ristrutturazione e la risoluzione delle banche. L’annuncio è giunto dopo che la stessa Banca centrale europea ha chiesto a Cipro di risolvere i problemi del settore creditizio e annunciato che in mancanza di un pacchetto di salvataggio verranno meno le iniezioni straordinarie di liquidità garantite finora dal l’istituto monetario.
Demetriades ha poi confermato lo smantellamento (non il fallimento) della Cyprus Popular Bank, il secondo istituto di credito del paese. L’annuncio ha provocato una preoccupante corsa agli sportelli, tanto che lo stesso istituto di credito ha dovuto limitare la distribuzione di denaro a 260 euro per persona al giorno. A dimostrazione dell’allarmante situazione, il governo ha chiesto al parlamento di poter imporre controlli ai movimenti di capitale, in linea con le regole europee nel caso di crisi bancaria.
Intanto, ieri sera, l’Eurogruppo ha tenuto una nuova teleconferenza per fare il punto della situazione. In un comunicato, i ministri delle Finanze hanno chiesto alle autorità cipriote di presentare «una bozza di nuova proposta» di salvagente finanziario «il più rapidamente possibile». I ministri delle Finanze europei si riparleranno a breve. «La verità è che i contorni di un nuovo piano di salvataggio sono ancora incerti», spiegava ieri sera un diplomatico, poco rassicurato dalla situazione.
L’esecutivo del presidente Nicos Anastasiades sta lavorando a un meccanismo che prevede tra le altre cose la nascita di un fondo di solidarietà, tale da raccogliere le principali attività del paese: riserve di gas, fondi-pensione nazionalizzati, riserve auree e proprietà della Chiesa cipriota. Secondo le prime informazioni, l’obiettivo è di consentire al veicolo di raccogliere denaro sui mercati per poi finanziare la ricapitalizzazione e la ristrutturazione delle banche sul l’orlo del collasso.
La vicenda cipriota è ormai una partita a poker dove i protagonisti si ricattano a vicenda, nel tentativo di trovare rapidamente una soluzione a una crisi che rischia di scappare di mano, e avere conseguenze irrimediabili. L’idea del fondo di solidarietà, se confermata, prenderebbe il posto della controversa tassa sui depositi bancari, criticata da più parti e che avrebbe dovuto permettere al paese di raccogliere 5,8 miliardi di euro, da associare ad altri 10 miliardi prestiti internazionali.
La stessa ristrutturazione della Cyprus Popular Bank potrebbe essere un modo indiretto per imporre al settore privato, e in particolare ai grandi investitori russi, di pagare almeno una parte dei costi dello sconquasso finanziario. Nel frattempo a Mosca, il ministro delle Finanze Michael Sarris continua a negoziare con il governo locale un eventuale aiuto russo (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Parlando a Reuters, Sarris ha sostenuto che Cipro non intende chiedere nuovo denaro alla Russia.
L’obiettivo sarebbe di trovare una soluzione che contempli l’uso delle riserve di gas al largo delle sue coste. In una audizione al Parlamento europeo a Bruxelles, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha avvertito che incorrere in nuovi debiti rischia di rendere insostenibile l’indebitamento cipriota. Difficile dire se la presa di posizione sia, nel caso, una minaccia di veto europeo. La crisi è tale che il margine negoziale dell’Europa nei confronti di Cipro è diminuito non poco.

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