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Cipro riapre le banche ma ferma la circolazione dei capitali verso l’estero

Su ciò che può succedere nessuno scommette, perché da oggi va in scena un esperimento senza precedenti: da una sola parte di un intero territorio a moneta unica, i capitali non potranno più uscire. Non potranno farlo, se non sotto stretti limiti e controlli. Oggi a Cipro, dopo poco meno di due settimane, riapriranno quasi tutte le banche e ieri il governo ha presentato varie misure nella speranza di impedire che i risparmiatori corrano agli sportelli per portare al sicuro i propri soldi. Portarli ovunque sia, purché all’estero.
La corsa agli sportelli è una reazione prevedibile. Giorni fa è stata smantellata Laiki, il secondo più grande istituto del Paese, con perdite totali su tutti i conti sopra 100 mila euro, mentre i depositi sulla più grande Bank of Cyprus hanno subito una sforbiciata del 40%. Al fine di contenere l’esodo dei capitali anche dalle altre banche, ora il governo di Nicosia ha annunciato rigidi vincoli «per una settimana». Nessuno potrà portare all’estero più di 3 mila euro per ciascun viaggio, né ritirare più di 300 euro per volta, mentre i depositanti non potranno spendere più di 5 mila euro al mese con carta di credito. Gli importatori dell’isola dovranno mostrare le autorizzazioni legali al pagamento della merce, e i divieti coinvolgeranno persino gli studenti ciprioti all’estero: per loro diventa illegale ricevere più di 10 mila euro al trimestre, da un mittente che può essere solo un parente prossimo.
Già quest’ultima norma segnala che i controlli sui capitali, qualcosa che nell’Europa avanzata non si vedeva da vent’anni, possono durare ben più di una settimana. Nel settembre ’92 anche la partecipazione della lira allo Sme, il sistema di cambio europeo, fu ufficialmente «sospesa» solo in via temporanea (poi non tornò più in vigore). Ora molti osservatori temono che, una volta instaurati, i limiti alla circolazione del denaro si rivelino duri da rimuovere: più restano imprigionati sull’isola, più gli investitori e i risparmiatori vorranno scappare.
Nell’architettura del «salvataggio» di Cipro, le istituzioni europee sono riuscite a dare al pubblico un motivo in più per portar via i loro soldi. È una clausola, poco pubblicizzata, relativa alla Banca centrale europea. Oggi infatti è la Bce che tiene in vita le banche di Cipro attraverso l’Ela, lo strumento che consente prestiti d’emergenza paragonabili a una bombola a ossigeno. Ma nel piano deciso a Bruxelles questi crediti dell’Eurotower risultano «privilegiati» rispetto ai depositi: se un istituto di Nicosia va in crisi, anche i depositanti comuni (sopra i 100 mila euro) potrebbero dover perdere i loro risparmi pur salvaguardare la posizione della Bce. Secondo vari osservatori, questo diventerà un motivo in più per voler fuggire da Cipro, quindi è probabile che Nicosia reagirà mantenendo i controlli sui capitali per ben più di una settimana.
La domanda più delicata, a questo punto, è sugli effetti dei divieti. Presto esisteranno a Cipro degli euro che potranno comprare beni e servizi solo sull’isola, mentre altri euro altrove potranno farlo in tutto il mondo. Sistemi simili si sono avuti per esempio con il crollo dell’Unione Sovietica. In quel caso, dopo qualche mese di blocco sui flussi di capitali, i prezzi hanno iniziato a slittare: se pagata in contanti, una stessa quantità di merci costava meno che se il regolamento avveniva in assegni. Nella situazione di Cipro un euro in contanti potrebbe avere lo stesso potere d’acquisto che nel resto d’Europa, perché riconosciuto nel sistema dei pagamenti della Bce. Ma alla lunga un pagamento di merci in euro sull’isola tramite assegno o altre forme indirette potrebbe presentare un costo nominale più alto: un euro «cipriota» (non esportabile) varrebbe meno di un euro «europeo» (spendibile all’estero). Di fatto esisterebbero due valute e l’isola sarebbe fuori dall’euro. E questa la chiamano unione monetaria.

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