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Cipro, pagano i creditori delle banche

Cipro è ormai il quinto paese della zona euro a beneficiare di un programma di aiuti finanziari. Nella notte tra domenica e lunedì l’Eurogruppo ha trovato un sofferto accordo che prevede la radicale ristrutturazione del settore bancario cipriota. L’operazione prevede perdite per correntisti e obbligazionisti. In questo senso il pacchetto è un nuovo esempio di come ormai i governi, oberati da un debito eccessivo, stanno facendo pagare i costi della crisi al settore privato.
Il salvataggio delle banche
L’intesa poggia su due pilastri: prestiti internazionali per 10 miliardi, e una ristrutturazione di due istituti di credito. La Laiki Bank (nota anche con il nome di Popular Bank of Cyprus) sarà trasformata in una bad bank trasferendo i depositi fino a 100mila euro alla Bank of Cyprus. La Laiki sarà quindi chiusa: gli obbligazionisti privilegiati e gli azionisti assumeranno le perdite dell’azienda di credito così trasformata, insieme ai depositanti con conti superiori ai 100mila euro che contribuiranno con 4,2 miliardi di euro.
Bank of Cyprus, arricchita di alcuni asset, abbatterà le perdite – operazione che coinvolgerà almeno in parte anche gli obbligazionisti – e sarà poi ricapitalizzata utilizzando i depositi superiori al 100mila euro, che saranno trasformati, con uno swap, in azioni, in modo da riportare a regime il capitale al 9% degli attivi come richiedono le regole di Basilea. In questo modo l’azienda di credito manterrà l’accesso all’Emergency liquidity assistance della Bce che garantisce liquidità nelle situazioni di difficoltà (purché ci sia solvibilità). La ristrutturazione sarà quindi finanziata anche dai grandi correntisti, la cui perdita secondo la Ue non supererà il 40%. Al governo resterà il compito di ricapitalizzare, con le risorse dei prestiti internazionali, alcune banche più piccole.
Un precedente per la Ue?
Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem si è detto «convinto» che il nuovo accordo sia migliore, e di molto, di quello precedente perché le perdite maggiori «saranno concentrate là dove sono i problemi, nelle grandi banche». L’intesa precedente, che è stata sonoramente bocciata dal parlamento cipriota, prevedeva un prelievo fiscale sui depositi di tutti gli istituti di credito ciprioti, del 6,75% per i conti con meno di 100mila euro, e del 9,90% per i conti con più di 100mila euro.
Questa tassazione dei depositi avrebbe dovuto permettere di raccogliere 5,8 miliardi di euro, in modo da ridurre i prestiti internazionali a 10 miliardi. In una conferenza stampa a Bruxelles, Dijsselbloem ha spiegato che la ristrutturazione delle banche consentirà di raggiungere lo stesso obiettivo, ma ha ammesso che la cifra ormai non è più «importante». L’obiettivo dell’Eurogruppo è di riportare la taglia del settore creditizio cipriota alla media europea entro il 2020.
Al di là di questo aspetto, la vicenda sta mostrando un notevole cambio di passo nella gestione della crisi. «Se vogliamo un settore finanziario sano – ha detto Dijsselbloem parlando a Reuters – l’unico modo è dire che chi ha assunto dei rischi deve gestirli, e se non ci riesce non doveva assumerli». A un certo punto, durante la giornata, è sembrato che il nuovo schema di salvataggio potesse diventare la regola: «Se c’è un rischio in una banca – ha detto Dijsselbloem in un’intervista al Financial Times e a Reuters – la nostra prima domanda dovrebbe essere: “Bene, cosa state facendo voi della banca a questo proposito? Cosa potete fare per ricapitalizzarvi?”. Se la banca non può farcela, allora ci rivolgeremo agli azionisti e agli obbligazionisti, e se necessario ai detentori di depositi non garantiti, e chiederemo loro di contribuire alla ricapitalizzazione». Dopo l’ovvia reazione dei mercati, una portavoce della Ue ha precisato che Dijsselbloem «non ha detto che questo schema è o dovrebbe essere un modello» di intervento.
In ogni caso ormai è chiaro che la nuova norma è di chiedere al settore privato di contribuire alla soluzione dello sconquasso debitorio. Nel 2012, la zona euro aveva chiesto agli obbligazionisti greci di accettare una ristrutturazione del debito sovrano. In quella circostanza, la Commissione Ue aveva detto che quella scelta sarebbe stata un evento eccezionale. C’è ormai da dubitarne. Nel novembre 2012, l’Eurogruppo ha aperto la porta a una nuova ristrutturazione dei titoli greci, nel medio termine, se la sostenibilità del debito si rivelasse impossibile da raggiungere con le misure decise finora. Qualche settimana fa il governo olandese ha deciso di salvare la SNS Reaal Bank, in grave difficoltà, chiedendo ad alcune banche nazionali di contribuire all’operazione. Ora, in modo diverso nella forma ma simile nella sostanza, i risparmiatori ciprioti devono partecipare al salvataggio delle loro banche. Non è una vera e propria ristrutturazione del debito, ma è comunque una partecipazione forzosa al costo della crisi debitoria, in un momento in cui il tema dominante è il livello eccessivo di indebitamento.
Controlli sui capitali
Secondo Dijsselbloem il nuovo piano non necessiterà del benestare del parlamento cipriota che nei giorni scorsi ha approvato una nuova legge sulle risoluzioni bancarie. Il sistema bancario di Cipro, un paese di 860mila persone, è pari a otto volte il prodotto interno lordo. L’intesa raggiunta nelle notte giunge a ridosso della riapertura delle banche, che avverrà domani, come annunciato ieri sera dalla banca centrale di Cipro. Per il timore di una corsa agli sportelli il governo ha adottato misure contro la fuga di capitali. La decisione, che pure rappresenta agli occhi di molti investitori un precedente inquietante, isolerà finanziariamente l’isola dal resto di Eurolandia. Non a caso il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha spiegato che le misure sovranno essere «eccezionali e temporanee». Anche se resta l’incertezza su cosa avverrà quando queste restrizioni saranno abrogate.

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