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Cipro boccia il salvataggio europeo

È un no secco, che non lascia spiragli. E che prelude a un futuro oscuro. Una bocciatura, che ora rende più credibili le voci di un possibile accordo tra Nicosia e Mosca, il quale, tuttavia, potrebbe in parte ipotecare le promettenti riserve di gas di Cipro.
Il Parlamento di Nicosia ha respinto il piano concordato con la Ue e il Fmi che prevedeva un prelievo forzoso sui depositi bancari ciprioti – per un valore complessivo di 5,8 miliardi di euro – in cambio di un prestito di 10 miliardi in modo da salvare la più piccola economia dell’Eurozona dalla bancarotta: 36 i voti contrari, 19 le astensioni sui 56 seggi, un parlamentare era assente. In serata una nota dell’Eurogruppo ha ribadito, tuttavia, la sua offerta a Nicosia.
Dunque anche il partito del neo presidente cipriota Nicos Anastasiades, il sostenitore del prelievo forzato, ha ceduto. Poteva fare ben poco con i suoi 20 seggi. Anche con i suoi alleati, il partito Diko (8 seggi) non avrebbe raggiunto la maggioranza. Il malcontento verso quello che è vissuta dai ciprioti, ma anche da molti politici, come un ricatto, un’imposizione da parte dei falchi europei, Finlandia, Olanda, ma soprattutto Germania, ha dunque prevalso. Qui, a Cipro, alla domanda se si è favorevoli o meno al prelievo, si ottiene quasi sempre la stessa risposta. Condita da imprecazioni contro il cancelliere Angela Merkel, così frequenti quasi fossero un intercalare.
Ma quale soluzione per salvare Cipro da un default che rischia di avere gravi ripercussioni sugli altri Paesi in difficoltà dell’Eurozona?
Tutto è sospeso, paralizzato. Bloccati gli sportelli bancomat, almeno fino a giovedì. Ferma la Borsa, congelati i conti correnti, per evitare una emorragia insostenibile. Non è dunque passata nemmeno la linea del compromesso: in principio si era parlato di un prelievo del 9,9% sui conti superiori a 100mila euro e del 6,75% su quelli inferiori. Ieri il Governo aveva messo a punto alcune modifiche con l’obiettivo di rendere il prelievo più progressivo e meno doloroso per i ceti più poveri, come peraltro raccomandato anche dall’Eurogruppo: esenzione per i depositi bancari fino a 20mila euro, tassazione al 6,75% per i conti tra 20 e 100mila euro e al 9,9% per i depositi oltre i 100mila. Restavano da trovare i 300 milioni – stima della Banca centrale cipriota – che sarebbero venuti a mancare risparmiando dal prelievo i depositi più piccoli. Ma il Parlamento ha detto no anche a questo.
Sta prevalendo, dunque, la linea russa. Secondo indiscrezioni, il ministro delle Finanze cipriota Sarris oggi a Mosca – sembra accompagnato da una delegazione Ue di alto livello – avrebbe una proposta: in cambio di una tassa compresa tra il 20 e il 30% sui depositi russi nelle banche cipriote, cedere una quota della futura società energetica cipriota a Mosca e ulteriori benefici strategici nel settore del gas a Gazprom. «Una mossa azzardata visto che le riserve di gas non sono ancora commerciabili. Siamo ancora alla fase di esplorazione. E che comunque compromette una risorsa strategica nazionale», ha precisato da Nicosia una fonte del settore bancario cipriota che ha voluto mantenere l’anonimato.
Grazie alla sua tassazione Cipro è l’isola felice dei russi. I loro depositi – tra quelli in banche cipriote delle imprese russe e l’esposizione delle banche russe – ammonterebbero a circa 30 miliardi su un totale di 75. Il che spiega la dura reazione del presidente Vladimir Putin che ha definito il prelievo «ingiusto, poco professionale e pericoloso». E che ha spinto Mosca a valutare di non estendere più, come prima ventilato, la scadenza del prestito di 2,5 miliardi di dollari concesso a Cipro nel 2011.
Il denaro contante sta divenendo il maggior motivo di preoccupazione. Non solo per i ciprioti. Ma anche per gli stranieri che risiedono nell’isola. Il volo partito dal Regno Unito, con un milione di euro in contanti destinato ai militari britannici e alle loro famiglie, è un segnale da non sottovalutare.
Lo stesso, in assenza di alcun accordo, vale per la liquidità a disposizione del Governo: «Ci sarebbe un quantitativo sufficiente per pagare i salari pubblici fino a maggio, grazie un anticipo sulle licenze per l’esplorazione dei blocchi di gas da parte di Eni e Total per circa 200 milioni, più un incerto ammontare prestato al governo dai fondi pensioni degli enti economici», ha precisato la fonte bancaria.
Tutto resta molto confuso. Ma qualunque decisione verrà assunta, l’assalto agli sportelli da parte dei correntisti, quando le banche riapriranno, è quasi scontato. Il governatore della Banca centrale cipriota, Panicos Demetriades avrebbe riferito che potrebbero esser prelevati in pochi giorni 7,5 miliardi, il 10% dei depositi bancari. Un’emorragia che il già mal ridotto sistema bancario dell’ex isola felice non può permettersi. Intanto comincia a serpeggiare tra i ciprioti un pericoloso interrogativo: perché restare nell’euro?

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