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Cinque dubbi sul risiko dei beni ai soci

I rischi di doppia tassazione per imprese in regime di trasparenza e per le auto concesse in uso promiscuo. Le difficoltà nel determinare il valore di godimento in assenza di perizia e nel risalire a una data certa dell’inizio della concessione. E ancora l’imputazione del maggior reddito in caso di indeducibilità dei costi. Cinque problemi aperti nel risiko dei beni ai soci (si veda la grafica a lato) su cui sono necessari chiarimenti delle Entrate in vista degli acconti da versare entro venerdì 30 novembre. Esaminiamo i principali.
La doppia imposizione
Sono almeno due le questioni su questo fronte. La prima ipotesi di duplicazione impositiva riguarda imprese individuali e società in regime di trasparenza. In questi casi verrebbe a essere tassato il maggior reddito d’impresa derivante dalla indeducibilità dei costi relativi ai beni concessi e il reddito diverso (articolo 67, comma 1, lettera h-ter, del Tuir) in capo all’imprenditore individuale o al socio di società, di persone o di capitali. Pensiamo ai costi relativi ai beni concessi ai soci o ai familiari per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento, che non sono ammessi in deduzione dal reddito imponibile della società. Il maggior reddito sarebbe imputato esclusivamente ai soci utilizzatori (circolare 24/E/2012), che dovrebbero pagare le imposte anche sul reddito diverso che deriva dalla differenza tra l’effettivo valore di mercato del diritto e il corrispettivo.
Il secondo caso di duplicazione si verifica se sono assegnati beni a uso promiscuo – come le autovetture – perché l’imposizione del reddito diverso in capo all’utilizzatore si verifica (in assenza di tassazione del fringe benefit nell’ambito del reddito di lavoro dipendente o autonomo) anche se in relazione allo stesso bene la normativa del reddito d’impresa limita la deducibilità dei relativi costi, tassando già, di fatto, il diritto di godimento dei beni.
Una possibile soluzione potrebbe essere quella di tassare il reddito diverso soltanto se e nella misura in cui il relativo importo risulti superiore a quello dei costi non ammessi in deduzione. Per esempio, qualora l’utilizzatore debba dichiarare un reddito diverso pari a 100 e l’impresa debba assoggettare a imposizione un maggior reddito pari a 60, il primo reddito dovrebbe essere tassato nella misura “ridotta” di 40.
Per le autovetture adibite a uso pubblico (quali i taxi) o utilizzate esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria del l’impresa (autonoleggio e scuole guida) l’articolo 164 del Tuir stabilisce la deducibilità dell’intero ammontare dei componenti negativi: tale presunzione assoluta di uso esclusivo dovrebbe, pertanto, impedire l’imposizione del reddito diverso.
Valore e data
Sempre in caso di assegnazione di autoveicoli, va considerato che i criteri per l’individuazione del valore normale del diritto di godimento del bene appaiono particolarmente complessi. Una possibile soluzione semplificativa potrebbe essere quella di fare riferimento al criterio convenzionale stabilito dall’articolo 51 del Tuir per la determinazione dei fringe benefit concessi a lavoratori dipendenti. In pratica, si potrebbe considerare l’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15mila chilometri calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle Aci.
Un altro nodo da sciogliere è la certificazione scritta di data certa antecedente all’inizio dell’utilizzazione del bene. È richiesta dalla circolare 24/E/2012 ma rischia di “spiazzare” i contribuenti che, in assenza di un’esplicita previsione normativa, hanno predisposto i contratti di locazione o noleggio dei beni entro la fine del 2011 senza, però, attribuirgli la data certa.
In questo caso, qualora non si intenda prevedere una riapertura dei termini, è auspicabile che il principio enunciato nella circolare non venga applicato in modo rigido, consentendo di fare riferimento anche ai bonifici bancari, alla negoziazione di assegni e a l’utilizzo di procedure di protocollazione o di analoghi sistemi di datazione che offrano adeguate garanzie di immodificabilità dei dati successivamente alla annotazione, come già avvenuto per il credito d’imposta sulla ricerca (circolare 17/E/2009).

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