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Cinque anni per riprender fiato

Il comma 2 del nuovo articolo 6 del dl 23/2020 concede cinque esercizi di tempo per ripristinare l’equilibrio patrimoniale della società; questo l’aspetto di primaria importanza che si rinviene nella disposizione della legge di Bilancio. Il rimedio risulta sicuramente innovativo e risponde al motto per cui a mali estremi, estremi rimedi; si tratta, in definitiva, di una forma di ammortamento della perdita civilistica generatasi in un momento economico del tutto peculiare e straordinario e, pertanto, da non potersi trattare con le disposizioni usuali del codice civile, pensate per una gestione ordinaria. Si è tenuto conto, in buona sostanza, che ciò che non ha funzionato nell’esercizio 2020 non è stata la specifica organizzazione della società, bensì l’intero sistema economico; prima il lockdown, poi la lenta ripresa, poi nuovamente la serrata, quantomeno per alcuni settori, non possono certo definirsi condizioni usuali. Allora, il termine entro il quale la perdita deve risultare diminuita a meno di un terzo, stabilito dagli articoli 2446, secondo comma, e 2482-bis, quarto comma, del codice civile, è posticipato al quinto esercizio successivo; l’assemblea che approva il bilancio di tale esercizio deve ridurre il capitale in proporzione delle perdite accertate. Si badi bene che tale regime di sospensione riguarda esclusivamente le specifiche perdite 2020, così, potrebbe accadere che andamenti negativi futuri possano generare, nel frattempo, necessità di intervento anticipato o immediata; si potrà creare, in dette situazioni, una fattispecie del tutto singolare per cui una perdita più recente sia trattata in modo deteriore rispetto a una anziana, senza tacere del fatto che si creeranno delle problematiche per la determinazione del limite di rilevanza delle perdite future, nell’imbarazzo di considerare (o meno) la presenza di un ridotto patrimonio netto per effetto delle perdite più datate. Nelle ipotesi previste dagli articoli 2447 o 2482-ter del codice civile (quelle più gravi) l’assemblea convocata senza indugio dagli amministratori, in alternativa all’immediata riduzione del capitale e al contemporaneo aumento del medesimo a una cifra non inferiore al minimo legale, può deliberare di rinviare tali decisioni alla chiusura del quinto esercizio successivo. L’assemblea che approva il bilancio di tale esercizio (normalmente il 2025, per i soggetti solari) deve procedere alle deliberazioni di cui agli articoli 2447 o 2482-ter del codice civile. Fino alla data di tale assemblea non opera la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli articoli 2484, primo comma, numero 4), e 2545-duodecies del codice civile. Nel frattempo, supposto chela società proceda la propria attività, ci si dovrà immedesimare anche nella figura degli amministratori, legittimati a operare pur in carenza di quei requisiti minimi che la norma a regime prevede. Poiché, come noto, i problemi di solvibilità non derivano esclusivamente dall’entità del capitale sociale, bensì molto più frequentemente da crisi di liquidità, si potranno verificare dei cortocircuiti evidenti, in forza dei quali si potrà decretare la «fine» di una società per mali diversi rispetto a quello della carenza del capitale. Come a dire che, probabilmente, i vincoli previsti oggi dal codice possono apparire completamente inadeguati coi tempi; basterebbe rendere effettivo il requisito della continuità aziendale, come già previsto dall’articolo 2086, per rendere certamente più verosimile la tutela legale, tenuto conto che oggi si possono costituire srl con il capitale anche di un solo euro. Un ultimo riferimento merita il prossimo avvio delle procedure di allerta, fissato per il prossimo 1° settembre 2021: una società è considerata in crisi imminente in presenza di un patrimonio netto negativo, in forza degli indicatori predisposti dal Consiglio nazionale dei commercialisti. Ma come comportarsi nel caso in cui la stessa legge consente un differimento di 5 esercizi per trovare un rimedio? Si tratta, dunque, di apparizioni e sparizioni della crisi. Le perdite «pericolose» sopra citate (quelle meno gravi e quelle capaci di ridurre il capitale al di sotto del minimo legale) devono essere distintamente indicate nella nota integrativa con specificazione, in appositi prospetti, della loro origine nonché delle movimentazioni intervenute nell’esercizio.

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