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Cinque anni da brividi Nei documenti di Bankitalia la cronaca dello scandalo Mps

Due ispezioni approfondite per passare ai raggi X conti e derivati del Monte dei Paschi di Siena. Più una pioggia di «lettere d’intervento» e di «procedure sanzionatorie» culminate nel drammatico vertice del 15 novembre 2011, quando Banca d’Italia — constatate «le carenze organizzative e l’assetto manageriale inadeguato » — ha chiesto a cda e Fondazione «una rapida e netta discontinuità aziendale». Via Nazionale non ci sta. E affida a sette paginette di puntigliosa ricostruzione dei fatti la sua verità nel giallo Mps. Pochi controlli? Tutt’altro. L’Authority assicura di aver sottoposto Mps «a un’intensa attività di vigilanza che ha consentito di individuare e interrompere comportamenti anomali ad alta rischiosità». La prova? La cronaca minuto per minuto dei cinque anni da brividi che hanno portato la banca senese sull’orlo del crac, riscritta dagli uomini di Ignazio Visco e affidata ieri al ministro dell’economia Vittorio Grilli in vista dell’audizione parlamentare.
I PRIMI DUBBI
Il sipario del racconto di Banca d’Italia si alza a marzo 2008. Mps chiede l’ok per l’acquisizione Antonveneta. E Draghi condiziona il sì al rafforzamento patrimoniale della banca accendendo un faro sul “Fresh” con Jp Morgan ed evidenziando «elementi ostativi» al via libera al prestito nella sua forma iniziale. Siena — dopo sei mesi di trattative sull’emissione — presenta una nuova struttura e via Nazionale «prende atto». Qualcosa però non funziona. L’Authority nell’autunno 2009 «intensifica il vaglio della liquidità». I conti, evidentemente, non tornano. Tra il 5 marzo e il 21 aprile 2010 la banca viene convocata tre volte presso la vigilanza. Che dal 3 al 7 maggio “trasloca” a Siena per una serie di incontri da cui emerge la «forte incidenza» di derivati sui Btp». Gli ispettori giudicano la situazione «di scarsa chiarezza e potenzialmente critica ».
SPUNTANO ALEXANDRIA E SANTORINI
A maggio 2010, visti i primi rapporti, Draghi avvia una verifica ispettiva mirata «alla gestione di liquidità e rischi finanziari». Spuntano subito Alexandria e Santorini, i derivati con Nomura e Deutsche Bank «con profili di rischi non adeguatamente controllati né compiutamente riferiti al cda». Banca d’Italia ammette di non aver trovato elementi probanti per avviare sanzioni o segnalazioni all’autorità giudiziaria. Ma esprime «riserve» sulla loro contabilizzazione a bilancio. La situazione generale è però preoccupante. Gli ispettori segnalano «tensioni nella liquidità e rischi di tasso non misurati». E a fine agosto via Nazionale chiede a Mps l’aumento di capitale. Il rapporto finale della verifica è una Caporetto per i controlli interno. Via Nazionale convoca cda e sindaci il 29 ottobre 2010 e davanti a proposte di intervento ritenute troppo blande inizia il “commissariamento dolce” dell’istituto.
VIGNI E L’OBBLIGO DI FIRMA
Siamo nell’autunno 2010. La bomba Mps non è ancora scoppiata ma Banca d’Italia mette rigidi paletti a Mussari & C. La banca è obbligata a inviare ogni giorno a via Nazionale un rapporto sulla liquidità. E davanti alle «carenze che inficiano l’attendibilità dei dati» obbliga il dg Antonio Vigni a firmare di suo pugno i rapporti. Anche il rischio tassi e quello sovrano sono sottoposti a monitoraggi periodici da cui spuntano buchi «organizzativi e procedurali». Un colabrodo. La situazione precipita nell’estate 2011. I mercati vanno in tilt, lo spread alle stelle allarga le perdite su Alexandria e Santorini. In via Nazionale è allarme rosso. A settembre parte una seconda ispezione da cui emerge che «le problematiche non sono state risolte» e che Mps ha «carenze organizzative significative e un assetto manageriale inadeguato ». La posizione di liquidità «si fa più fragile»: nell’autunno 2011 Banca d’Italia interviene con operazioni di prestito titoli per non far scivolare Mps in una drammatica crisi di liquidità.
IL BENSERVITO AI VERTICI
Il giorno più lungo è il 15 novembre 2011. La banca centrale convoca cda e Fondazione «per metterli davanti alle loro responsabilità e chiedere una rapida discontinuità ». Vigni molla il 12 gennaio con 4 milioni di buonuscita. Una cifra «non giustificata» per Banca d’Italia che ha avviato una procedura sanzionatoria. Il 19 gennaio 2012 alla luce delle «tensioni rilevate» parte un’altra lettera per Siena in cui Visco chiede «un piano straordinario di interventi». Il 9 marzo si chiude l’ispezione-bis con «pesanti rilievi» che fanno scattare un’altra indagine contro cda e sindaci «per carenze nei controlli sui rischi finanziari». Via Nazionale segnala a Consob e Procura Alexandria e Santorini per «irregolarità sfociate in una sottostima dei rischi ». Per fortuna i mille miliardi garantiti dalla Bce di Mario Draghi alle banche europee hanno riportato sotto controllo la liquidità.
LA PULIZIA NEI CONTI
Ad aprile 2012 anche Mussari lascia. Alessandro Profumo e Fabrizio Viola stendono il piano industriale con la richiesta di aiuti. Il 15 ottobre 2012 Mps comunica a via Nazionale di aver trovato un contratto del luglio 2009 tra Mps e Nomura che «comprova il collegamento tra la ristrutturazione di Alexandria e i derivati della banca nipponica». Il contratto «non era stato esibito» a Banca d’Italia che a questo punto chiede subito a Siena di rivalutare i rischi. I primi risultati sul buco reale arrivano il 28 dicembre 2012 assieme alla trascrizione di una conference call del 2009 tra i vertici Mps e Nomura. Torna nel mirino «per ulteriori analisi» anche il Fresh. Il Monte Paschi è in sicurezza, «la situazione di liquidità è migliorata », conclude l’autodifesa di Via Nazionale. Ma il suo lavoro e quello della Procura sono solo all’inizio.

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