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Cinquanta miliardi per le pmi

Cinquantacinque miliardi di euro di credito aggiuntivo per le piccole e medie imprese. A tanto ammonta la cifra del credito bancario che dovrebbe essere mobilitato a favore delle imprese nell’ambito del decreto legge cosiddetto «Fare» approvato lo scorso 15 giugno dal consiglio dei ministri. Cinque miliardi di euro è il plafond, già fissato dal decreto, che andrà a finanziare gli investimenti in macchinari e attrezzature da parte delle pmi, realizzando la cosiddetta «nuova Sabatini» già annunciata in precedenza. I restanti 50 miliardi di credito saranno assicurati grazie a un rifinanziamento del Fondo centrale di Garanzia che sarà attuato con la prossima legge di Stabilità, anticipato da importanti modifiche contenute nel decreto, come l’innalzamento della percentuale di copertura e l’ampliamento della base dei beneficiari.

Cinquanta miliardi di credito aggiuntivo grazie al fondo di garanzia potenziato e semplificato

Il dl punta decisamente sul rilancio del Fondo centrale di Garanzia per consentire alle imprese di accedere più facilmente al credito bancario. Oltre alle modifiche normative, il governo ha contestualmente annunciato che provvederà al rifinanziamento del Fondo con la prossima legge di Stabilità, con lo scopo di attivare un credito aggiuntivo per le imprese di 50 miliardi di euro. Per evitare che il Fondo si limiti a garantire il normale flusso creditizio verso le imprese, il dl vieta la possibilità di richiedere la copertura sui finanziamenti già deliberati dalle banche, procedura fino a oggi permessa. La banca dovrà quindi presentare richiesta di accesso al fondo di garanzia, per conto dell’impresa, prima della delibera di finanziamento o, comunque, dovrà inserire in delibera un apposita clausola che ne vincoli l’efficacia al rilascio della garanzia stessa. L’altro obiettivo delle modifiche al Fondo è quello di ampliare ulteriormente la platea delle imprese beneficiarie e l’efficacia della garanzia. La modifica più significativa riguarda l’incremento, valido sull’intero territorio nazionale, della misura massima di copertura del Fondo fino all’80% dell’importo dell’operazione finanziaria, con riferimento a tutte le operazioni finanziarie di durata non inferiore a 36 mesi. Stesso incremento sarà applicato anche alle operazioni di durata inferiore relative ad anticipazione di credito, senza cessione dello stesso, verso imprese che vantano crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni. Inoltre, la riforma impone l’aggiornamento dei criteri di valutazione delle imprese per l’accesso alla garanzia, ovviamente a vantaggio delle imprese maggiormente provate dalla crisi e che oggi non hanno possibilità di sfruttare il fondo. Infine, vengono anticipate la semplificazione delle procedure attraverso un maggior ricorso a modalità telematiche di accesso e di gestione della garanzia, nonché l’attuazione di misure volte a garantire l’effettivo trasferimento dei vantaggi della garanzia pubblica alle pmi beneficiarie dell’intervento.

Cinque miliardi dedicati agli investimenti in macchinari da parte delle pmi

Le piccole e medie imprese ubicate su tutto il territorio nazionale potranno beneficiare di un plafond di 5 miliardi di euro messo a disposizione dalla Cassa Depositi e Prestiti. Grazie a questo plafond, le banche convenzionate potranno distribuire finanziamenti a tasso agevolato rispetto alle condizioni di mercato, fino a 2 milioni di euro per ciascuna impresa, anche in più operazioni. I finanziamenti serviranno per l’acquisto, anche mediante operazioni di leasing finanziario, di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica a uso produttivo. I finanziamenti avranno una durata massima di cinque anni a partire dalla stipula del contratto e potranno coprire fino al 100% dell’investimento da effettuare. Lo strumento resterà operativo fino al 31 dicembre 2016. Il contributo in conto interessi sarà cumulabile con la garanzia del Fondo centrale per le pmi che potrà intervenire a copertura dell’80% del finanziamento. In sostanza, quindi, le pmi dovranno sostenere la sola metà degli interessi normalmente richiesti e fornire garanzie per una quota del solo 20% del finanziamento. Perché la misura diventi operativa, sarà necessaria la stipula di un’apposita convenzione tra ministero dello sviluppo economico, Associazione bancaria italiana e Cassa depositi e prestiti. Oltre alla predetta convenzione, per attuare lo strumento saranno necessari due decreti. Il primo decreto di natura non regolamentare del ministro dello sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze, dovrà stabilire i requisiti e le condizioni di accesso ai contributi. Un secondo decreto del ministro dello sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze, disciplinerà priorità di accesso e modalità semplificate di concessione della garanzia a valere sul fondo. Mentre il plafond per i finanziamenti da 5 miliardi è assicurato dall’impegno della Cdp, il contributo in conto interessi sarà possibile grazie a un ulteriore stanziamento di 383 milioni di euro dal 2014 al 2021.

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